ILSOLE24ORE.COM > Notizie Finanza e Mercati ARCHIVIO

Quattro banche sotto indagine per i derivati al Comune di Milano

di Morya Longo

commenti - |  Condividi su: Facebook Twitter|vota su OKNOtizie|Stampa l'articoloInvia l'articolo|DiminuisciIngrandisci
27 Giugno 2008

Che i contratti derivati, come tutti gli strumenti finanziari, possano portare perdite a chi li stipula è cosa nota. Ovvia. Un po' meno normale sarebbe se questi derivati fossero "zoppi" già alla nascita. Ruota sostanzialmente intorno a questo dilemma l'inchiesta, coordinata dal Pm di Milano Alfredo Robledo, sui derivati stipulati dal Comune di Milano nel 2005 con Ubs, Deutsche Bank, JP Morgan e Depfa. L'ipotesi investigativa è di truffa aggravata: il Pm, in sostanza, intende verificare se alcuni banchieri di questi quattro istituti abbiano approfittato delle loro capacità tecniche per raggirare il Comune di Milano e vendere derivati "zoppi". Cioè sfavorevoli sin dall'inizio. Ieri il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha così perquisito le sedi italiane di queste quattro banche, a caccia di documenti e prove che possano sciogliere questo nodo.
La vicenda su cui la Procura ha acceso un faro risale a tre anni fa esatti. È il giugno del 2005 quando il Comune di Milano lancia un prestito obbligazionario da 1,7 miliardi con un tasso fisso al 4,019 per cento. Dato che in quel periodo i tassi variabili sono più bassi di quelli fissi, il Comune decide – insieme alle banche advisor – di trasformare il 4,019% in un tasso variabile. Come? Con uno (anzi quattro) contratti derivati, stipulati con le quattro banche oggi sotto inchiesta. Nella trasformazione, però, l'accordo è che si mettano due paletti: il Comune non pagherà mai più del 6,19% ("cap") e mai meno del 3,48% ("floor"). Vengono fissati, insomma, il limite massimo e minimo sopra e sotto i quali il tasso d'interesse, diventato variabile, non può andare.
Già questo ha attirato diverse critiche a Palazzo Marino: entrambi i paletti, infatti, sono decisamente elevati. Insomma: se i tassi scendono Milano risparmia poco, se invece salgono perde molto di più. Le banche si sono sempre giustificate sostenendo che il "cap" e il "floor" sono stati fissati ai livelli di mercato di quel momento. Ma la spiegazione regge? Possibile che gli inquirenti vogliano verificarlo.
Anche perché la vicenda non finisce qui. Siccome un derivato tira l'altro, il Comune di Milano e le quattro banche ricontrattano questi strumenti finanziari più volte. La prima rinegoziazione avviene solo tre mesi dopo, a settembre 2005, quando viene aumentato sia il "cap" sia il "floor". La seconda è di marzo 2006. Poi si rinegozia a maggio. E poi ancora a ottobre 2006. Ma il paradosso, almeno nei numeri, avviene nel giugno del 2007: il Comune ottiene una serie di benefici, ma porta il "floor" al 4,22%. Insomma: il minimo di quel momento (4,22%) è addirittura superiore al tasso fisso del 2005 (4,019%).
La morale è che, mentre le banche hanno incassato lauti guadagni, il Comune di Milano accusa oggi una forte perdita potenziale: a febbraio 2008 l'opposizione di Palazzo Marino aveva calcolato che fosse pari a 263 milioni di euro. Questo non è di per sé un problema: con i tassi d'interesse che sono saliti inaspettatamente, era infatti inevitabile. I derivati, come le azioni o le obbligazioni, sono infatti una scommessa: a volte si vince, a volte si perde. Ma gli inquirenti vogliono capire se questa minusvalenza di Milano sia tutta causata dall'andamento avverso del mercato (cioè dalla fatalità), oppure se in parte sia causata dal comportamento delle banche.
Questo è il punto. L'indagine svolta fino a oggi ha fatto emergere alcune criticità: è per sciogliere gli ultimi nodi che ieri la Guardia di Finanza ha perquisito le sedi italiane di Ubs, Deutsche Bank, JP Morgan e Depfa. Per ora sul registro degli indagati ci sono solo alcuni banchieri, ma al vaglio c'è anche il ruolo delle quattro banche come persone giuridiche. Ieri, dopo la notizia delle perquisizioni, è divampata la bufera politica: l'opposizione di Palazzo Marino ha chiesto al sindaco di «dire quel che sa e come intende tutelare le casse del Comune»; la maggioranza è invece più cauta. Ma l'indagine va avanti, indifferente del dibattito politico e delle denunce che arrivano al Palazzo di Giustizia.

RISULTATI
0
0 VOTI
Stampa l'articoloInvia l'articolo | DiminuisciIngrandisci Condividi su: Facebook FacebookTwitter Twitter|Vota su OkNotizie OKNOtizie|Altri YahooLinkedInWikio
L'informazione del Sole 24 Ore sul tuo cellulare
Abbonati a
Inserisci qui il tuo numero
   
L'informazione del Sole 24 Ore nella tua e-mail
Inscriviti alla NEWSLETTER   
Effettua il login o avvia la registrazione.