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Il petrolio vola verso 138 dollari. Scaroni: «Questi prezzi non sono realistici»

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10 giugno 2008

Il prezzo del petrolio riprende la corsa e risale verso 138 dollari al barile. A New York il Light crude avanza di oltre 3 dollari a 137,43 dollari, dopo aver toccato un massimo di 137,98 dollari. I mercati accolgono gli allarmi dell'Aie, dando più peso ai timori per i rifornimenti, piuttosto che al calo della domanda.

Per Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni, gli attuali prezzi del petrolio «non sono realistici, non c'è carenza» di prodotto sul mercato. Scaroni risponde così a chi gli chiede un commento sulle dichiarazioni del numero uno di Gazprom, Alexej Miller, su possibili future quotazioni dell'oro nero fino a 250 dollari al barile. «Non faccio previsioni, mi sono sbagliato tante di quelle volte che non vorrei farlo ancora», ha spiegato Scaroni ribadendo che i prezzi attuali, intorno ai 140 dollari al barile, non sono «realistici». Scaroni, interpellato a margine dell'assemblea, è invece tornato a sostenere l'inutilità di una Robin tax, una tassa cioè sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. E, dati alla mano, ha spiegato che «colpirebbe un pezzetto piccolissimo delle entrate petrolifere: non siamo in America dove le compagnie sono anche proprietarie del petrolio e delle riserve per cui ogni dollaro di aumento finisce nelle tasche. In quel caso meccanismi di royalties possono avere effetti, non nel nostro», ha aggiunto spiegando che «se si vuole fare Robin Hood sarebbe allora giusto andare a tassare i paesi produttori».

L'ad del cane a sei zampe ha poi puntato il dito sugli Usa per quanto riguarda le dinamiche dei prezzi: «Loro sono consumatori sfrenati - 26 barili l'anno a testa contro i nostri 12 barili pro capite, ha detto - e se riducessero la domanda, contribuirebbero ad un eccesso dell'offerta in grado di ridimensionare i prezzi. Gli Usa consumano - ha concluso - il 25% del petrolio mondiale».

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