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Kkr, il private equity a caccia di capitali torna a Wall Street

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28 luglio 2008

Kkr, il fondo di private equity guidato da Henry Kravis e da George Roberts, lancia una nuova sfida e si prepara ad approdare entro la fine dell'anno alla borsa di New York, con un'operazione che potrebbe valere 15 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Kkr ha comunque abbandonato il progetto di collocamento nei termini in cui era stato preannunciato più di un anno fa, inevitabile conseguenza della grave crisi dei mercati finanziari: non sarà raccolto nuovo capitale e i principali azionisti, inclusi Kravis e il cugino Roberts non potranno vendere azioni per i successivi sei mesi. Il gruppo, per approdare sul listino newyorchese, emetterà prima nuovi titoli per rilevare una società di buyout - Kkr Private Equity Investors Lp - già quotata alla borsa di Amsterdam, costituita dalla stessa Kkr nel 2006 e che però ha deluso gli investitori: chi ha acquistato azioni nel maggio 2006, data del collocamento, ci ha rimesso finora il 50 per cento del capitale. Un volta che l' acquisizione sarà stata definita, la nuova entità sarà quotata sul Nyse, la Borsa della Grande Mela.

La società olandese ha asset per circa 4,56 miliardi di dollari; a conclusione dell'integrazione, la holding deterrà il 79% del nuovo gruppo. In Borsa ad Amsterdam le azioni della società olandese destinata a confluire nella nuova realtà societaria sono salite del 19% a 12,5 dollari, con la conseguenza che la capitalizzazione ammonta adesso a 2,1 miliardi.

Kkr, che gestiva al 30 giugno poco meno di 61 miliardi di dollari, opera attraverso le operazioni cosiddette a leva o a debito, che in pratica finanziano gli acquisti di una determinata società dando come garanzie gli asset della medesima. Resa celebre amoso dalla storica acquisizione di Rjr Nabisco negli anni 80, un'operazione che ispirò il libro-culto e poi il film "Barbarians at the gate", i barbari alle porte - Kkr ha messo a segno performance di altissimo livello da quando è stato fondato 32 anni fa, con un rendimento annuale medio del 26 per cento.

L'approdo al listino avviene in un periodo complicato per i manager dei fondi di private equity che, generalmente, raccolgono la maggior parte delle loro entrate comprando e vendendo società. Dopo l'allargamento della crisi innescata dai mutui subprime, infatti, tali operazioni hanno visto drasticamente restringersi i finanziamenti di tipo creditizio estinguendo la catena di commissioni che tali schemi abitualmente mettono in moto.

Questa nuova fase del settore richiederà però un cambio di pelle: Kkr prevede infatti di effettuare maggiori investimenti nelle infrastrutture, nell' immobiliare e in altri settori. L'obiettivo è trasformare la società in un asset manager di ampia portata, ancorato ma non esclusivamente governato dai guadagni, oggi molto meno certi, del private equity.

Una sfida comunque rilevante, se si considera che analoghi erano e sono gli obiettivi del gruppo Blackstone, altro colosso americano del settore (113 miliardi di dollari le attività gestite contro gli 81 del fondo Carlyle) approdato in Borsa nell'estate del 2007 proprio all'inizio delle turbolenze dei mercati. Blackstone, rastrellò in occasione del suo collocamento in Borsa circa 4,75 miliardi di dollari, ma la performance a Wall Street è stata deludente (-45%) e il titolo resta ben al di sotto del prezzo di collocamento.

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