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Alitalia: per l'advisor Intesa Lufthansa meglio di Air France

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6 agosto 2008
EDITORIALE
Il salvataggio di Alitalia e i doveri del Governo
di Franco Locatelli
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Lufthansa preferita ad Air France come partner della «nuova Alitalia». È una delle novità delineate dal piano industriale di Intesa Sanpaolo, l'advisor scelto dal Governo il 3 giugno per pilotare l'aviolinea pubblica verso una cordata italiana, da costruire intorno al pretendente Air One.
Secondo autorevoli esponenti del gruppo bancario, i contatti veri per l'alleanza all'estero ci saranno da metà agosto. Il partner verrà cercato in fretta, prima dell'ingresso dei privati. Un modo, nei fatti, di rispondere a uno dei dieci interrogativi sollevati dal Sole 24 Ore il 25 luglio, cioè la debolezza di un gruppo che nasca solo dall'unione delle flebili forze di Alitalia e del principale concorrente nazionale.

I tedeschi, se disponibili, verrebbero preferiti perché intendono puntare di più su Malpensa, l'area politicamente più sensibile per la Lega Nord. I francesi danno la preferenza a Fiumicino. Lufthansa ha già annunciato nei mesi scorsi il «Progetto Scala», che prevede il dislocamento iniziale di sei aerei regionali a Malpensa da gennaio 2009, per voli diretti verso importanti città europee anche non tedesche.
Un'altra novità del piano di Intesa, da quanto trapela, è che ogni aeroporto dovrà servire il proprio bacino naturale. La banca advisor prevede 70 voli della nuova compagnia da Malpensa e 50 da Fiumicino per le destinazioni internazionali. Autorevoli fonti bancarie osservano che l'eventuale integrazione con Lufthansa farebbe degli azionisti della nuova Az i primi soci del gruppo risultante, un po' come accadrebbe per i soci italiani di Telco se ci fosse una fusione tra Telecom e Telefonica.

Ci sarà un modello Telco per Alitalia? Si può notare intanto che parte dei soci di Telco dovrebbero essere anche azionisti della nuova Alitalia: c'è Benetton attraverso Atlantia, ma anche Intesa – secondo fonti della banca – prenderà azioni. Poi Mediobanca, il cui ruolo nella partita Alitalia per ora resta sullo sfondo, infine le Generali, non coinvolte.
Un lavoro difficile e faticoso, quello condotto dal responsabile della divisione corporate e investment banking di Intesa Sanpaolo, Gaetano Miccichè, insieme all'amministratore delegato, Corrado Passera. Secondo i vertici del gruppo bancario, il piano è completato.
Tuttavia la fase delle decisioni, un passaggio delicato per gli elevati esuberi e la possibilità che il gruppo venga sdoppiato in una bad company e una nuova società, è rimandata a settembre inoltrato.

Resta aperta la questione della modifica della legge Marzano. Secondo Passera e Miccichè la Marzano bis è fondamentale. L'attuale legge è valida solo per crisi finanziarie e prevede tempi troppo lunghi. Il piano postula la creazione di una nuova società, ripulita dai debiti. La zavorra resterebbe nell'attuale società, la bad company, affidata a un commissario liquidatore, con un sacrificio richiesto ai creditori, compresi i possessori delle obbligazioni convertibili. La vecchia Alitalia dovrebbe cedere la polpa, aerei, slot e personale tranne gli esuberi, alla nuova, che si fonderebbe con tutta Air One.
Nel piano Intesa l'aviolinea si riprenderà Az Servizi. Gli esuberi saranno tra 5 e 6mila, da gestire con leggi esistenti. A questi potrebbero sommarsi eccedenze di Air One. Secondo gli uomini di Intesa gli esuberi non sarebbero superiori a quelli del progetto (respinto) di Air France, che dichiarava 2.120 esuberi.

La banca classifica però come esuberi di Air France anche i 2mila contratti a termine e i 3.300 lavoratori della Servizi, che sarebbero rimasti in Fintecna con cinque anni di lavoro garantito. In realtà, ai tempi delle trattative con i francesi condotte da Maurizio Prato, neppure i sindacati contestavano le cifre sui 2.120 esuberi, salvo eccepire che i 3.300 lavoratori lasciati in Fintecna avrebbero dovuto passare nel «perimetro» di Az Fly-Air France.
Resta il punto di chi sarebbero i soci della nuova Alitalia. Oltre a Benetton e Gavio più Ligresti, riuniti nella Igli, ci sarebbe Intesa. In questi giorni ha dato l'assenso Emilio Riva. Secondo i contatti avuti dalla banca, tra i soci possibili Roberto Colaninno, forse Renzo Rosso, Aponte, il gruppo Marcegaglia, Equinox. Potrebbero esserci investitori finanziari come Morgan Stanley e Nomura. Luca Cordero di Montezemolo, già socio di Intesa nella Ntv, la nuova società del trasporto ferroviario per l'alta velocità privata, deve sciogliere le riserve. (G.D.)

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