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Alitalia, via libera a Sabelli dalla cordata italiana

di Laura Serafini

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26 agosto 2008

La nuova Fenice è pronta a risorgere dalle ceneri di Alitalia entro il prossimo fine settimana. Tra venerdì 29 agosto, giorno in cui il board è chiamato a constatare – con l'approvazione dei conti semestrali – il dissesto della compagnia di bandiera, e i due giorni successivi dovrebbe consumarsi la fine e l'inizio del vettore nazionale. Il Cda, forte dell'approvazione di un decreto legge che introduca la revisione dalla legge Marzano, chiederà l'ammissione alla procedura concorsuale. Di lì a poco – se non subito, sarà nell'arco di 48 ore – sarà nominato un commissario chiamato a predisporre a tambur battente la cessione del ramo d'azienda per la nascita di una new company: a quel momento avrà già ricevuto un'offerta di acquisto da parte di un pool di dieci investitori italiani. Su questa tabella di marcia stanno lavorando in queste ore il Governo – che giovedì in consiglio dei ministri sarà chiamato a varare un decreto legge con i ritocchi alla Marzano – l'advisor (di Alitalia) Intesa Sanpaolo e gli imprenditori. Ieri i dieci capitani coraggiosi si sono incontrati per la prima volta a Milano nella sede della banca: oltre a loro i vertici di Intesa, l'a.d. Corrado Passera e il responsabile corporate Gaetano Micciché, e Rocco Sabelli, l'a.d. in pectore di Alitalia. All'ordine del giorno c'era la presentazione di un piano industriale – per ora molto di massima – rivisto e corretto da Sabelli. Gli impegni formali Intesa li aveva raccolti nel corso dell'estate durante incontri one-to-one. Il commitment complessivo supera il miliardo di euro: la parte più grossa la garantiranno Roberto Colaninno (200 milioni) che sarà presidente con poteri forti e che ieri è tornato sull'importanza di coinvolgere in un secondo tempo il partner internazionale, Carlo Toto (che ieri ha ribadito la fiducia nel piano, reinvestirà 100 dei 300 milioni ottenuti dalla vendita alla new company degli asset di AirOne) e le banche, oltre a Intesa, Mediobanca, Morgan Stanley e Nomura. Piazzetta Cuccia, secondo fonti finanziarie, sta esaminando con attenzione il dossier e attende indicazioni precise sull'identità del partner internazionale. Gli altri investitori presenti ieri all'incontro investiranno tra i 30 e i 50 milioni: tra questi l'armatore Gianluigi Aponte, il gruppo Riva, Fondiaria-Sai, la Findim di Marco Fossati, i fondi Equinox e Clessidra e il fondatore della Fingen, Corrado Fratini. Alla riunione ha partecipato anche Giovanni Castellucci, a.d. di Atlantia e Autostrade per l'Italia. Non saranno dunque i Benetton a entrare nella nuova Alitalia, ma la concessionaria. Questo implica un coinvolgimento indiretto degli altri suoi azionisti, oltre alla famiglia di Ponzano Veneto: e dunque UniCredit, Generali, Abertis, Fondazione Cassa Risparmio Torino. Dietro le quinte, pronti a intervenire in seconda battuta ci sono altri cinque investitori (che metterebbero circa 20 milioni ciascuno): tra questi Gavio, Tronchetti-Provera e Marcegaglia.
Tutto bene, dunque? Non proprio. Il passaggio più difficile e delicato – nonostante il miracolo realizzato da Intesa, come ieri i suoi vertici hanno ricordato – resta ancora da compiere. L'offerta è vincolata a tempi brevi di esecuzione e alla revisione della Marzano, sulla quale i compratori sollecitano modifiche ben precise: possibilità di cedere immediatamente rami d'azienda e contratti, la continuità aziendale e la possibilità di rinegoziare il contratto di lavoro con i dipendenti Alitalia. Un passaggio chiave, anche quest'ultimo, destinato a incidere sul numero degli esuberi: questo passaggio serve a fornire al commissario lo strumento per rivedere al ribasso il costo del lavoro nell'azienda ed eventualmente ridurre il numero degli esodi. Un modo per responsabilizzare sindacati e lavoratori. Tra le condizioni dell'offerta c'è anche un profilo antitrust: la fusione delle attività di AirOne e Alitalia porterà alla creazione di un operatore che avrà una quota di mercato del 50-60%. Al di sotto di quella soglia i compratori ritengono il business non interessante, per cui se l'Authority per la concorrenza chiederà troppe dismissioni non se ne farà nulla. Resta l'incognita del titolo Alitalia: se verrà riammesso in quotazione, come probabile, dopo l'avvio della procedura concorsuale gli azionisti si ritroveranno in mano titoli di una bad company.

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