«Il consiglio di amministrazione di Dexia si riunisce questa sera alle ore 18 per fare il punto della situazione» che si è creata dopo l'intervento dei Governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo a sostegno di Fortis e «sulla situazione finanziaria internazionale in generale». Lo ha annunciato un portavoce dell'istituto, mentre il titolo a Parigi ha chiuso perdendo 28,5 punti rispetto alla chiusura di venerdì. Al momento non è prevista alcuna comunicazione al termine del board che si riunisce in seduta straordinaria. Dexia aveva già riunito il cda «telefonicamente» ieri sera per fare il punto sulla situazione di Fortis.
Già indebolita da settimane di voci e incertezze, la banca oggi ha preso la via di un precipitoso ribasso dopo un articolo di "Le Figaro" secondo cui l'istituto si apprestava ad annunciare un aumento di capitale. Dexia ha tentato di calmare le acque, dando rassicurazioni sullo stato della sua liquidità, ma il mercato - che oggi si è svegliato con la notizia della nazionalizzazione di Fortis ad opera di Belgio, Olanda e Lussemburgo - non ha prestato attenzione. Gli occhi sono ora puntati sulla riunione del consiglio di amministrazione straordinario. Già in mattinata il ministro belga delle Finanze Didier Reynders comunque ha rotto gli indugi dicendosi pronto ad intervenire in soccorso del gruppo e in Francia il ministro dell'Economia Christine Lagarde ha fatto sapere che la Caisse des depots farà il suo dovere di azionista di Dexia.
Il panico che si è scatenato attorno alla banca lascia peraltro perplessi gli analisti. «È puro nervosismo dei mercati», rileva Pierre Flabbèe, analista di Landsbanki-Kepler. «È un po' irrazionale. Sulla scia di Fortis, si ha paura che Dexia sia la prossima colpita dall'uragano. In realtà non si sa nulla», commenta un altro analista. La situazione della banca, che è specializzata nei finanziamenti agli enti locali e in Italia opera tramite la filiale Crediop-Dexia, è ritenuta difficile, perchè si finanzia in gran parte a breve termine sui mercati tramite obbligazioni o prendendo a prestito fondi da altre banche. E adesso «le banche non si prestano più soldi tra loro perchè non hanno più fiducia», sottolinea un analista. Dexia soffre di un'aggravante, quella delle difficoltà della filiale Usa monoline, Fsa. A inizio agosto, aveva dovuto iniettare 300 milioni di dollari in Fsa, molto esposto ai prodotti tossici della crisi «subprime» e non ha escluso di dover prendere altre misure. I problemi di Fsa hanno già avuto un impatto sui conti, provocando il calo del 32% dell'utile del gruppo nel secondo trimestre.
Dexia è nata nel 1996 dalla fusione del Credit Local de France e del Credit Communal de Belgique, una delle prime merger transfrontaliere europee ed è una delle prime 20 istituzioni finanziarie della zona euro. È attiva nel retail banking in Belgio, Lussemburgo, Slovacchia e Turchia (quindi non in Francia), ma opera nel finanziamento agli enti locali e nel project financing dove ha una leadership mondiale. Nel 2004 aveva valutato la fusione con il SanPaolo Imi, ma l'operazione era saltata per l'opposizione dei soci belgi.