La crisi finanziaria sta mettendo a dura prova le banche americane, ma anche quelle europee. Non passa giorno senza che circoli voce sulle difficoltà di questo o quell'istituto di credito. Il Fondo monetario internazionale ha avvertito ieri che piani di emergenza sono necessari anche nella zona euro e ha esortato l'Europa a modernizzare la propria vigilanza bancaria.
«La situazione europea è diversa da quella americana - ha sottolineato a Francoforte Jaime Caruana, direttore del Fondo monetario internazionale per i mercati dei capitali -. Detto ciò, gli europei non possono permettersi l'autocompiacimento: devono prepararsi al caso peggiore. Bisogna essere pronti e, vista la situazione, c'è molto da fare».
Alessandro Leipold, direttore Europa dell'Fmi, ha aggiunto: «È importante che tutti i Paesi mettano a punto propri piani di emergenza». La presa di posizione è giunta durante un convegno organizzato nella città tedesca per discutere della vigilanza bancaria nella zona euro. La tempesta finanziaria ha messo in luce ancora una volta l'arretratezza dell'attuale impianto istituzionale.
La sorveglianza degli istituti di credito in Europa rimane decentrata, affidata a livello nazionale, nonostante un mercato unico sempre più integrato e istituti di credito con attività sempre più paneuropee. «In caso di insolvenza - ha avvertito Caruana - la formula europea non è abbastanza precisa per risolvere un eventuale problema transfrontaliero».
Nel corso del convegno, Pervenche Berès, il presidente della Commissione Affari Monetari del Parlamento europeo, ha spiegato che il sistema attuale è troppo fragile. Ha chiesto alla Commissione di presentare «ipotesi coraggiose» per migliorare la vigilanza bancaria, magari seguendo il modello dell'Eurosistema per rafforzare la cooperazione tra gli enti nazionali.
La signora Berès ha parlato di una «finestra di opportunità» per riformare l'attuale impianto istituzionale. Peraltro, si rafforza in diversi Paesi della zona euro l'impressione che le banche centrali debbano avere in questo campo un ruolo-guida. In particolare, la questione è al centro del dibattito in Germania.
All'inizio della settimana, un gruppo di parlamentari democristiani ha proposto di trasferire il compito di vigilanza bancaria dalla BaFin alla Bundesbank, un'istituzione nota per la sua indipendenza. Il primo organismo si è dimostrato in questi anni troppo legato al potere politico, in evidente difficoltà nel vigilare su un sistema creditizio dominato dalle banche pubbliche.
Secondo molti osservatori il BaFin è al centro di un conflitto di interesse della classe politica, vigilante, ma anche in questo caso vigilata. Non sarebbe un caso, dicono, se proprio le Landesbanken sembrano essere gli istituti di credito che più hanno sofferto della crisi delle obbligazioni cartolarizzate o del fallimento di Lehman Brothers.
I RILIEVI DEL FONDO
L'allarme dell'Fmi
Il Fondo monetario internazionale ha sollecitato ieri la realizzazione di piani di emergenza per le banche europee, esortando una modernizzazione della vigilanza bancaria. «La situazione europea è diversa da quella americana – ha sottolineato a Francoforte Jaime Caruana, direttore del Fondo monetario internazionale per i mercati dei capitali –. Detto ciò, gli europei non possono permettersi l'autocompiacimento: devono prepararsi al caso peggiore». Secondo il Fmi, in caso di insolvenza la formula europea non è pronta a una crisi transfrontaliera