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Tra mille incertezze, i mercati cercano di reagire

di Marco Valsania

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29 settembre 2008


New York – Un sospiro di sollievo. Ma qualunque entusiasmo e' temperato dagli interrogativi e le incertezze, che cercheranno risposte nelle prossime ore:
aiutera' davvero a far ripartire i mercati del credito? Bastera' o meno a dare stabilita' e, ancor piu', a combattere una recessione? I mercati, dalle borse asiatiche aperte gia' nella notte americana ai future sugli scambi di Wall Street, dal dollaro al mercato obbligazionario, hanno avuto una prima reazione di cauta fiducia nel piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari concordato dal governo e dal Congresso americano. E che e' previsto vada al voto, ottenendo un'approvazione anche se probabilmente di stretta misura, gia' oggi alla Camera e entro mercoledi' al Senato.
Tokio ha aperto la sua seduta di Borsa in rialzo di mezzo punto percentuale.
Hong Kong, dopo aver aperto con ottimismo sull'onda del piano americano, ha invece battuto in ritirata, dell'1,9 per cento. Il mercato della Nuova Zelanda e' partito con un guadagno dell'1,1% A Wall Street I future sul Dow Jones, nella notte tra domenica e lunedi', sono lievitati di 43 punti. Il dollaro ha guadagnato terreno su euro e yen. L'euro e' scivolato dello 0,6% sul dollaro, a quota 1,4530. I titoli del Tesoro americano a dieci anni, diventati un bene rifugio davanti alla recente bufera, hanno perso leggermente quota. Anche le quotazioni dell'oro, altro bene rifugio per eccellenza, sono scivolate.
A tenere sulle spine i mercati sono i continui problemi evidenziati dalle societa' finanziarie, negli Stati Uniti come in Europa. In America la Wachovia, una delle prime cinque banche americane, e intrattative per una fusione d'emergenza con Citigroup o Wells Fargo. Ma contribuisce anche l'attesa di verificare l'impatto del grande piano americano. Nell'immediato dovrebbe, se funzionera', superare la paralisi del credito, consentendo alle banche di scaricare asset malati legati ai mutui e stimolando la ripresa dei prestiti.
"Quando si guarda al quadro generale _ ha pero' avvertito Joseph Battipaglia, della Ryan Beck & Co _ i problemi restano molti. Abbiamo di fronte una recessione economica, I consumatori battono in ritirata e il sistema finanziario e' ingolfato". La crisi economica non e' alle spalle: la disoccupazione americana, oggi ai massimi in cinque anni del 6,1%, potrebbe sfiorare l'8% a fine 2009.
Il Ministro del Tesoro Henry Paulson, intervistato ieri notte sul rischio che il piano non basti, ha risposto che "deve funzionare e lo faremo funzionare". Il presidente Goerge W. Bush in un comunicato ha fatto sapere che "senza il piano i costi per l'economia americana sarebbero disastrosi".
Lo scarso entusiasmo e' tuttavia trapelato anche nelle prese di posizione dei candidati alle elezioni presidenziali americane, che lo erediteranno. "E'
qualcosa che tutti dobbiamo ingoiare per andare avanti _ ha detto il repubblicano John McCain _ Ma grandi sfide economiche restano". "Sembra che presto approveremo il piano", ha indicato il democratico Barack Obama, sottolineando sprattutto la necessita' di mettere in pratica, nel progetto, protezioni per i contribuenti.
Il piano ha le caratteristiche del piu' ambizioso intervento pubblico nell'economia americana dalla Grande Depressione. Crea un fondo da 700 miliardi di dollari perche' il Tesoro possa acquistare i "bad asset", con 250 subito in arrive, altri cento a disposizione dell'amministrazione, e altri 350 soggetti ad approvazione congressuale. Per bloccarli il parlamento avra' tuttavia bisogno di una maggioranza qualificata di due terzi. Nelle 110 pagine del piano sono stati inseriti due emendamenti che hanno consentito il compromesso: il Congresso, dopo cinque anni, potra' orchestrare un meccanismo per recuperare dal settore finanziario eventuali perdite sostenute nel rilevare e rivendere gli asset. Questo era un punto caro ai democratic e ai repubblicani moderati.
Il Tesoro potra' inoltre offrire alle societa' in difficolta' di assicurare invece di cedere gli asset malati, in cambio del pagamento di un premio. Un punto caro ai repubblicani conservatori, che ribellandosi avevano bloccato precedent compromessi, ma che non diventa alternative al grande fondo pubblico di salvataggio. Nel piano sono rimasti limiti ai compensi e alle buonuscite dei dirigenti selle societa' assistite: coloro che riceveranno oltre 300 milioni, verranno colpite da imposte punitive in caso di paghe superiori al mezzo milione di dollari. Il governo ricevera' warrant, diritti all'acquisto di partecipazioni azionarie nelle societa' di cui compra gli asset, come ulteriore garanzia per il contribuente di poter limitare le perdite o strappare profitti in caso di rilancio delle aziende. Il costo del piano, sottolinea la Casa Bianca per tranquillizzare l'opinione pubblica e i parlamentari scettici, potrebbe inoltre essere piu' contenuto della cifra colossale. In una lettera rilasciata ieri, il direttore del bilancio di George W. Bush, Jim Nussle, ha sostenuto che a conti fatti "l'impatto sul conribuente sara' molto inferiore a 700 miliardi".

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