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Rbs, la Banca d'Olanda frena lo spezzatino Abn

di Antonella Olivieri

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16 Novembre 2008

Lo spezzatino di Abn-Amro – un'operazione da 71 miliardi che secondo gli entusiasti analisti del tempo doveva essere un affare d'oro – a un anno di distanza si sta rivelando alquanto indigesto. Mentre intorno alla tavola cambiano i commensali, il banchetto non è ancora iniziato.
L'unica porzione è stata servita, a caro prezzo, dal Santander a Mps (Antonveneta). Ma per il resto Royal Bank of Scotland, che sta per passare sotto l'egida del Tesoro di Sua Maestà (candidato, con l'aumento in cantiere, a rilevare il 60% del capitale), il Governo olandese che è subentrato poco più di un mese fa alla nazionalizzata Fortis, e lo stesso Santander per le attività sudamericane che ha riservato per sè, dovranno ancora attendere.
La Banca centrale olandese non ha ancora concesso luce verde allo smembramento dell'ex colosso dai piedi d'argilla. Tocca infatti a Nout Wellink – lo stesso Governatore che aveva cercato di proteggere l'Abn di Rijkman Groenink dagli assalti degli hedge fund – approvare il piano d'integrazione. Finora non l'ha fatto, con la conseguenza che per il momento è bloccata anche l'unificazione del management con le strutture dei pretendenti alle molteplici attività del gruppo.
Un'attesa fonte di ansie e di ulteriori complicazioni in una situazione già di per sè pasticciata. A Milano, per esempio, Abn è già passata di fatto alla filale locale di Rbs guidata da Alessandro Mitrovich, ma la cessione del relativo ramo d'azienda è in programma – ammesso che sia rispettato – solo per l'anno prossimo, e con implicazioni fiscali tutte da valutare. Per il momento sono cadute le insegne all'ombra della Madonnina e Rbs può trasferire sui suoi libri gli asset di Abn tramite la novazione dei contratti. Il problema però è che la Banca centrale olandese non ha ancora consentito di trasferire il funding. Così, per esempio, Rbs potrebbe rilevare un contratto di finanziamento di un cliente Abn, ma dovrebbe erogare di suo un nuovo prestito restituendo la somma alla filiale olandese che, legalmente, conserva la sua identità. Di fatto l'operazione risulta ingestibile perchè Abn è già una banca super-capitalizzata, mentre Rbs ha dovuto ricorrere a un'iniezione di capitale da 24 miliardi di euro per riavvicinarsi a un core tier 1 dell'8%.
Problemi diffusi nelle province dell'ex impero creditizio olandese e che diventano quasi insolubili in aree come la Francia dove private banking e asset managment, wholesale banking e retail erano sotto l'ombrello di un'unica struttura. Separare le attività per assegnarle non sarà un'operazione semplice anche perchè è da sbrogliare la matassa intricata delle piattaforme informatiche.
Poi ci sono i licenziamenti in vista che, secondo quanto riferito dalla Bbc venerdì, dovrebbero tradursi in ulteriori 3mila tagli, stima che ad alcuni pare molto conservativa (di tagli dicono ce ne vorrebbe almeno il triplo). Ma chi li può attuare in Abn che formalmente è un'altra società? Insomma, per ripartire i cocci di Abn, un gruppo che nel 2006 contava 105mila dipendenti poi scesi a 90mila nel 2007, ci vorranno non mesi ma anni. Lo stesso prospetto dell'aumento di capitale Rbs, che si concluderà a fine mese, avverte che «le proposte di ristrutturazione per Abn sono complesse e potrebbero non realizzare i benefici anticipati per Rbs». Una formula legale, ma significativa.
Nella confusione generale qualche chiarimento potrebbe arrivare verso fine mese. Il 21 si insedierà infatti il nuovo amministratore delegato di Rbs, Stephen Hester, dal quale sono attesi lumi sui progetti per il gruppo. E, contemporaneamente, lascerà il suo incarico Mark Fisher, nominato appena un anno fa Ceo di Abn dal presidente uscente della banca scozzese, sir Fred Goodwin.
Entro fine mese anche il Governo olandese, guidato dal cristian-democratico Jan Peter Balkenende, dovrà dire cosa intende fare delle attività olandesi rilevate da Fortis, che includono la rete di sportelli Abn, ma non l'attività wholesale che è stata prenotata da Rbs. Il sistema industriale dei Paesi Bassi, dominato da grandi multinazionali come Unilever, Royal Dutch Shell, Philips, è rimasto orfano della sua banca corporate di riferimento che era l'Abn dagli orizzonti internazionali. Anche se la conquista di nuove terre si è risolta in una disfatta per Groenink, che ora vorrebbe tornare sulla scena, forse per rimettere insieme i cocci del suo impero.
Mentre la Banca centrale ha già detto la sua (le attività di Fortis e di Abn in Olanda devono fondersi in una nuova banca), il Governo per ora ha solo anticipato che il suo intervento deve considerarsi temporaneo. Se qualcuno volesse farsi avanti per recuperare il recuperabile, questo sarebbe il momento giusto, prima che l'integrazione diventi definitiva. Ma difficilmente l'Aja, che ha già messo sul piatto 16,8 miliardi, potrà chiedere altri sacrifici ai contribuenti per restituire l'orgoglio all'Olanda del credito. Da parte sua, il ceo designato di Royal Bank of Scotland, Hester, ha già risposto ai giornalisti che non c'è nessuna intenzione di cedere gli asset dell'ex Abn. Ma si sa che certe cose prima si fanno e poi si dicono.

  CONTINUA ...»

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