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Polacchi traditi dal franco svizzero

Dall'inviato Vittorio Da Rold

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1 Novembre 2008
Varsavia, la piazza del mercato (Ansa/Ciro Fusco)

VARSAVIA. «Sono in trappola. Per sfuggire agli alti tassi polacchi sono finito nella rete della svalutazione dello zloty rispetto al franco svizzero. Oggi non riesco più a fronteggiare la situazione. Ho un mutuo quarantennale da pagare ogni mese, ma il crollo della valuta mi ha messo in ginocchio».
Marek Matuszewski, 28 anni, sposato da appena tre mesi con Ewa, cameriere in un ristorante del centro di Varsavia, è uno degli 870mila polacchi che hanno sottoscritto un mutuo a uno sportello di una banca in Polonia, denominato però in franchi svizzeri. Il crollo dello zloty, la moneta locale, sotto attacco della speculazione, ha fatto esplodere l'ammontare della rata mensile che varia rispetto all'andamento del franco. L'incubo di Marek è che quando ha sottoscritto il mutuo il cambio era a 2 zloty per franco, mentre ora è schizzato fino a 2,70. Il problema quotidiano è che lui guadagna in zloty ma deve pagare in franchi svizzeri e, oggi, la svalutazione della moneta si è trasformata in una perdita secca per le sue tasche.
La condizione di Marek è simile a quella di Magda Kiedrzynski, 42 anni, consulente informatica, che ha acceso un mutuo di 20mila franchi svizzeri da restituire in 35 anni, per una casa da ristrutturare. La banca solo 8 mesi fa le ha offerto un mutuo pari al 110% del valore dell'immobile, ma oggi il "carry trade dei poveri", come qui chiamano la tagliola in cui è caduta Magda, la costringe a vivere con angoscia il giorno in cui la banca invia la rata a domicilio, pari sempre a 1.093 franchi svizzeri il cui controvalore in zloty cambia in relazione alla fluttuazione della moneta. E poco importa che oggi il franco sia tornato a 2,4: nei prossimi giorni potrebbe peggiorare e lei non ha più certezze sull'ammontare dell'esborso.
Il problema di Marek e Magda è simile a quello di migliaia di altri polacchi fuori dall'eurozona. Nel 2006 i mutui in Polonia erano circa 122mila in zloty e 145mila in franchi svizzeri ma nel 2007 erano già diventati 1.280mila complessivi, sempre circa metà in franchi svizzeri e metà in valuta locale. Nel 2008 i mutui sono esplosi diventando 1,5 milioni in totale, 58% in franchi svizzeri e il 42% in valuta locale. Ciò significa che oggi circa 870mila polacchi sono nei guai perché lo zloty ha perso terreno su franco ed euro.
Un problema sociale enorme (simile a quello ungherese) dove la politica locale si è spaccata. Mentre il Governo liberale di Donald Tusk ha fissato per il 1° gennaio 2012 la data d'ingresso nella zona euro cercando scudo alla tempesta e mettendo la barra verso Bruxelles, il presidente Lech Kaczynski ha mantenuto tutto il suo scetticismo verso l'adesione alla moneta unica. Non solo. Kaczynski non ha perso occasione per gettare benzina sul fuoco ricordando che nel caso di un ingresso nell'euro la popolazione potrebbe vedersi decurtato il proprio potere di acquisto del 15-20 per cento. Esattamente ciò che pensa il fratello gemello, Jaroslaw, leader dei socialconservatori di Diritto e Giustizia da sempre contrario al progetto europeo e a votare insieme al Governo gli emendamenti necessari per cambiare la costituzione e dare il via libera all'ingresso nell'euro.
L'idea che la crisi finanziaria abbia fatto passare un brivido lungo la schiena ai governanti polacchi è condivisa da molti analisti locali, fra cui Maciej Grabowski, vicepresidente dell'Istituto d'analisi dell'economia di mercato di Danzica (Ibngr). «Il peggioramento della situazione globale ha sicuramente fatto cambiare approccio al mondo politico e al Governo rispetto all'euro. Adesso si guarda al dossier in termini più concreti, meno ideologici», riferisce Grabowski, che però si dice scettico sulla possibilità che la Polonia possa entrare nella zona euro prima del 2012.
Ciò detto, però, tutti gli economisti, tra cui Marcin Mirowiec di Bank Pekao Sa, la prima banca del Paese appartenente al gruppo Unicredit, sono concordi nell'escludere il ripetersi in Polonia della crisi vista in Ungheria e Ucraina. La Polonia ha un quadro macroeconomico molto più solido: debito estero al 5,4%, deficit al 2% e un debito al 44% del Pil, sotto il limite di Maastricht. Senza contare i 60 miliardi di euro in aiuti Ue per i fondi strutturali in arrivo nei prossimi cinque anni. A soffrire dunque non sarà tanto il mondo bancario o finanziario polacco, tutto sommato abbastanza poco sofisticato e con un rapporto prestiti/depositi pari a uno (in Ungheria è 1 a 30), quanto l'economia reale. Non a caso la Banca centrale ieri ha rivisto al ribasso la crescita dell'economia nel prossimo anno, stimando che l'aumento del Pil non supererà il 2,8%, cioè la metà di quello previsto per questo anno (5,6%). Sarebbe il risultato peggiore dal 2004 quando la crescita rispetto al 2003 fu soltanto dell'1 per cento.

vittorio.darold@ilsole24ore.com

UN'ALTRA UNGHERIA?

Un quadro solido
Gli economisti sono concordi nell'escludere il ripetersi in Polonia della crisi esplosa in Ungheria, considerato il quadro macroeconomico più solido. Varsavia ha un debito estero pari al 5,4% del Pil, il deficit al 2% e un indebitamento al 44% del Pil, al di sotto dei tetti previsti dal Trattato di Maastricht. Inoltre, nei prossimi cinque anni sono in arrivo fondi strutturali Ue per 60 miliardi di euro

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