Il crack da 50 miliardi di dollari del broker di Wall Street Bernard Madoff ha fatto la prima vittima, non solo sotto il profilo finanziario. Ieri all'alba è stato infatti trovato morto, nel suo ufficio di Madison Avenue a Manhattan, Rene-Thierry Magon de La Villehuchet, fondatore e amministratore delegato di Access International Advisor, una finanziaria che, per conto della clientela, aveva in gestione 1,4 miliardi di dollari tramite la Sicav lussemburghese Luxalpha-american selection, che aveva affidato tutto il suo patrimonio a Madoff. Pare che, oltre ad alcune società del gruppo Rothschild, siano rimasti impigliati nella Sicav parecchi clienti di Ubs, la banca che fino all'inizio dell'anno era depositaria del fondo.

Prima di mettersi in proprio, De La Villehuchet aveva diretto la filiale Usa di Crédit Lyonnais Securities, lavorando in precedenza, fino al 1987, alla società di brokeraggio Interfinance, specializzata sui mercati azionari francese, belga e italiano.

Il gestore, che aveva 65 anni, si sarebbe suicidato anche se i particolari di cronaca lasciano esterrefatti. De La Villehuchet, che è stato trovato con i piedi sopra la scrivania e un secchio sotto la poltrona per raccogliere il sangue, infatti avrebbe utilizzato un apriscatole per provocarsi numerose ferite alle braccia e ai polsi. Non sarebbe stato rinvenuto alcun messaggio d'addio, nè del resto tracce di terzi.

Se tra i gestori, dunque, qualcuno si è lasciato prendere dalla disperazione, tra gli investitori sta invece montando la rabbia nei confronti di chi avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto, o non lo ha fatto come doveva. E, per la prima volta, sul banco degli imputati è finita anche la Sec. A chiamarla in causa una pensionata sessantenne di New York che, dopo aver perso quasi 2 milioni di dollari, si è rivolta ai suoi avvocati per chiedere i danni all'organismo di vigilanza, «colpevole» di non aver svolto con la dovuta diligenza il suo compito. La Sec, pur essendo stata sollecitata più volte con segnalazioni circostanziate, non avrebbe scoperto la frode, in atto forse già dagli anni '70, se Madoff non avesse deciso di autodenunciarsi.

Nei suoi confronti la Sec si era attivata una prima volta nel '92 quando era venuta a conoscenza di una raccolta di fondi non autorizzata presso ricchi privati della Florida. Appurato che i 440 milioni di dollari affidati al broker in gestione non erano svaniti nel nulla, la pratica era stata chiusa senza conseguenze per Madoff che aveva accettato di restituire i soldi ai clienti. Successivamente le segnalazioni erano cresciute di tono. A partire dal '99 Harry Markopolos, che ai tempi lavorava per una società concorrente, aveva più volte contattato gli uffici della Sec sospettando una frode di gigantesche proporzioni. Tuttavia solo nel 2006 la Sec si era decisa ad aprire formalmente un'inchiesta.

Nel frattempo un altro concorrente, la società di consulenza Aksia di New York, aveva svolto indagini in proprio ed aveva scoperto che la Bernard Madoff Investment Securities si appoggiava per la certificazione dei conti a un revisore semisconosciuto oggi finita nel mirino degli inquirenti, Friehling & Horowitz, che operava da un buco di venti metri quadri con personale ridotto all'osso: il partner, un pensionato ultrasettantenne residente in Florida; un contabile che si recava sporadicamente in ufficio e una segretaria. La Aksia aveva messo in guardia i suoi clienti, tutti hedge fund che avrebbero potuto essere tentati dalle "brillanti" performance vantate da Madoff.

Dopo quasi due anni di indagini, gli ispettori della Sec erano però riusciti solo a scoprire che, senza mai aver registrato l'attività, Madoff prestava consulenza agli hedge fund e che nè la sua società, la Bmis, nè il fondo Sentry del gruppo Fairfield, suo principale cliente, informavano gli investitori del ruolo del broker nella gestione. Nel novembre 2007 la relazione finale della Sec, di cui «Il Sole 24 Ore» ha preso visione, suggeriva la chiusura della pratica poichè «sia Madoff sia il gruppo Fairfield hanno posto volontariamente rimedio alle violazioni riscontrate» e in quanto queste violazioni non erano ritenute «così gravi da imporre provvedimenti». Per dovere di cronaca, oggi anche il gruppo Fairfield è stato citato in Tribunale da un investitore che ci ha rimesso i suoi soldi.