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Moody's: «Impatto neutrale sul rating
se Profumo lasciasse Unicredit»

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16 gennaio 2009

C'è chi l'ha presa come una provocazione. L'impatto sul rating di Unicredit di Moody's nel caso di abbandono da parte dell'amministratore delegato Alessandro Profumo sarebbe "neutrale". È quanto affermato da Carlo Gori, vice presidente e senior analyst per le financial istitutions a margine della "Rassegna 2008 e prospettive 2009 per l'Italia".

«Non è che non veda - ha aggiunto - il valore di Profumo, ma non c'è un key man risk", un rischio legato ad una figura insostituibile. Quest'anno «abbiamo già visto due cambi al vertice di banche italiane. In nessun caso hanno avuto un impatto sul rating perché c'era già una seconda linea forte. Anzi, nel caso di Banco Popolare il nuovo management di Banco Popolare potrebbe essere meno aggressivo, con un effetto leggermente positivo». Alla guida del Banco Popolare è stato nominato Pier Francesco Saviotti.

Gori ha poi spiegato che le attuali turbolenze di mercato, in ogni caso, «potrebbero creare delle opportunità per le banche italiane». Intesa Sanpaolo, grazie al suo rating Aa2, lo stesso dello Stato italiano, con outlook stabile «è la meglio posizionata e con i mezzi potenziali» per un'eventuale espansione all'estero. Secondo l'analista «sarebbe meglio una rete di retail che non una banca di investimento». Il sistema bancario italiano «è relativamente forte perché meno impattato dalla crisi e, al momento, è più facile che una banca italiana vada all'estero, anche perchè la nostra presenza in Europa è ancora limitata, che non il contrario».

Più in generale Moody's si dice su ampia scala favorevole ad operazioni di concentrazione nel settore bancario anche perchè le acquisizioni «esercitano pressioni al rialzo sui rating nel lungo termine». Secondo Gori infatti da eventuali aggregazioni scaturirebbero «notevoli benefici a livello nazionale. I sei principali gruppi bancari rappresentano oggi il 57% del mercato e nonostante ciò il mercato nazionale rimane comunque frammentato».

I benefici, è stato poi sottolineato, «potrebbero concretizzarsi non immediatamente». D'altro canto secondo Moody's risultano più difficili acquisizioni di banche nazionali da parte di soggetti esteri, visto anche che il Santander, più volte interessato in passato a crescere nel Belpaese, «si è ritirato dal mercato nazionale».

Per le banche italiane, ha messo infine in rilievo il vice presidente e senior analyst di Moody's «è necessario un rafforzamento patrimoniale graduale, anche con misure di capital management, ricorrendo per esempio al taglio o alla riduzione del dividendo. Non è urgente, ma nei prossimi 6-12 mesi dovremo verificare che ce ne sia la consapevolezza e che poi venga effettivamente messo in pratica. Molti istituti stanno già adottando misure».

«Il nostro rating - ha sottolineato - è sempre in relazione a quello di altre banche. Quelle europee hanno una maggiore patrimonializzazione, anche se presentano profili più rischiosi». Le misure già adottate da Unicredit e Intesa Sanpaolo, ha commentato Carlo Gori, «vanno nella direzione giusta».

Parlando di Mps ha invece osservato: «Il core Tier 1 è tra i più bassi. Con Antonveneta ha realizzato un'acquisizione che ha senso dal punto di vista strategico, ma ha avuto la sfortuna di realizzarla poco prima della crisi. Non c'è un'urgenza all'inglese, ma andremo a verificare, anche e soprattutto con loro, la consapevolezza del management sulla necessità di un rafforzamento patrimoniale, per essere in linea, con un rating AA3, con le altre banche europee».

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