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Usa, ora Obama non può più sbagliare mosse

di Mario Margiocco

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19 marzo 2009


Possibile che Barack Obama sia in difficoltà dopo soli due mesi? E' possibile. Questi non sono tempi normali. Gli Stati Uniti, l'Europa e altre parti del mondo non stanno affrontando una recessione. Ma una fase difficile da cui la maggior parte delle famiglie uscirà con meno risorse (-18% la perdita di ricchezza delle famiglie americane nel 2008 secondo la Federal reserve). La maggior parte degli Stati, a partire dagli Stati Uniti, con ben più debito. Il sistema finanziario smagrito. E per tutti una montagna di debiti, lentamente, da smaltire.
Per i politici è un terreno minato. L'elettorato è ovunque nervoso. Soprattutto negli Stati Uniti, non abituati a sentirsi con il fiato dei creditori sul collo. Il 13 marzo il premier cinese Wen Jintao ha chiesto conto della solidità del Tesoro Usa, di cui Pechino è forte creditore. E' una cosa che, per gli Stati Uniti, non accadeva più da oltre un secolo.

La polpetta avvelenata dei bonus Aig
Vediamo alcuni fatti americani. E poi cerchiamo le cause più profonde di certe reazioni e stati d'animo.
Le difficoltà della Washington attuale sono parse evidenti agli occhi di tutti perché il giorno di St. Patrick, il patrono degli Irlandesi e quindi un po' di tutta l'America (17 marzo, anche se gli italo-americani rispondono il 19 con il nostro S. Giuseppe) è esplosa la polpetta avvelenata dei bonus Aig. Si tratta di 165 milioni di dollari pagati venerdì sera a varie dozzine di dirigenti Aig, alcuni ormai ex dipendenti, a termini di contratto. Fra questi, molti che hanno avuto un ruolo nella creazione del peggior dissesto finanziario della storia americana. Aig è stata salvata in emergenza a metà settembre dopo riunioni di fuoco condotte dall'allora ministro del Tesoro, Henry Paulson, da Tim Geithner allora presidente della Fed di New York e oggi successore di Paulson, da Ben Bernanke presidente della Fed e da Lloyd Blankfein successore di Paulson alla guida di Goldman. Il Wall Street club era ben rappresentato. Si decise di intervenire. Aig, il più grande assicuratore del mondo, fu di fatto nazionalizzato e ha ricevuto da allora 173 miliardi di dollari federali, del contribuente.

I soldi pagati alle banche per onorare i contratti Aig
Più ancora dei milioni in bonus, fanno scandalo i 120 miliardi che Aig, onorando i contratti di copertura finanziaria (cds) con lei stipulati, ha pagato finora, 100 miliardi a banche americane fra cui 13 miliardi a Goldman Sachs, 20 a banche europee. Il contribuente si sente preso in giro. Chiamati a pagare per le banche? Insomma, Joe Sixpac deve pagare per impegni folli presi da manager che oltretutto intascano lauti premi, dopo aver rovinato la società? E Geithner, oggi al Tesoro, di che accordi è stato testimone e parte, a settembre, con Goldman Sachs beneficiata?
In un Paese da sempre a forti tinte populiste, nel senso di Main Street contro Wall Street, la dignità del common man contro l'arroganza del potere, gli ingredienti per un clima di rivolta contro le élites ci sono tutti. Facilmente diventa un tornado che spazza via tutto, negli Stati Uniti. Perché dietro c'è, offesa, l'idea stessa di America.
Tutto sarebbe più semplice se, un po' come fu nel 1933 quando a marzo Franklin Delano Roosevelt arrivò alla Casa Bianca, le responsabilità fossero chiare, e divise. Allora un decennio repubblicano era finito male nel '29-'31, e un terzo presidente repubblicano, Herbert Hoover, non era riuscito tra il '28 e il '32 a rimediare. I democratici erano poco coinvolti nella gestione della finanza degli anni '20. Wall Street era allora a grande maggioranza repubblicana e con referenti repubblicani. Per Roosevelt la crisi era veramente "ereditata".

I democratici, i repubblicani e l'eredità della crisi
Anche adesso i più stretti collaboratori di Obama, il direttore del National economic council (Nec) e consigliere del principe, Lawrence Summers (ex ministro del Tesoro di Clinton nel '99-2001), Geithner, altri, lo stesso Obama la settimana scorsa, parlano e scrivono di una crisi "inherited". Formalmente è ereditata. Nella realtà no, perché nei democraticissimi anni di Clinton furono prese alcune delle decisioni cruciali per liberalizzare (troppo) i mercati ed arrivare alla situazione attuale. Fu con Clinton, in particolare con il Financial services modernization act del novembre 1999, che si apriva la fase più calda (e ricca, per le banche) della grande corsa al debito conclusa il 15 settembre 2008 con il fallimento di Lehman Brothers, e con il salvataggio negli stessi giorni del gigante Aig.
Quindi, le responsabilità nel '33 erano divise e oggi sono molto condivise, anche se al reaganismo spetta il copyright ideologico della totale e assoluta superiorità dei mercati. George W. Bush ha dato copertura politica all'ultima grave decisione, presa dalla Sec nell'aprile 2004, e ha fatto e lasciato fare il possibile per scoraggiare i controlli. Ma è difficile dire se il disastro è attribuibile più a lui che al democratico Bill Clinton.
  CONTINUA ...»

19 marzo 2009
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