Il Sole 24 Ore
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17 Marzo 2009

Tremonti bond: rate dei mutui sospese per 12 mesi a chi perde il lavoro

di Isabella Bufacchi

Il testo è pronto. Se tutto andrà bene, in occasione del "liquidity day" previsto il prossimo giovedì 19 marzo, il ministero dell'Economia e l'Associazione bancaria italiana dovrebbero annunciare la firma dell'accordo quadro contenente la disponibilità complessiva di credito da concedere a famiglie e piccole e medie imprese da parte delle banche che emetteranno gli strumenti ibridi di patrimonializzazione sottoscritti dal Tesoro, ormai noti come Tremonti bond.
Due le novità in attesa di conferma nelle prossime ore: un "periodo di grazia" di 12 mesi concesso dalle banche a chi non riesca a pagare la rata del mutuo prima casa e una dote fino a 240 milioni di euro (2% dei "Tremonti-bond") per il fondo di garanzia delle Pmi.
Il testo del documento è stato definito: avrebbe già ottenuto un via libera di massima dall'Abi e ieri ha avuto l'ok del ministro Giulio Tremonti. Sono ancora possibili piccole modifiche. Ma ormai ci siamo. L'obiettivo è arrivare alla firma entro giovedì, con la sigla mercoledì pomeriggio, subito dopo l'Esecutivo Abi. In questo modo i dettagli saranno annunciati al liquidity day: giorno in cui anche la Sace e la Cassa depositi e prestiti dovrebbero annunciare novità sui rispettivi interventi anti-crisi.
Ultime ore di trattativa con l'Abi
Nelle prossime ore, tuttavia, i passaggi più spinosi del testo dell'accordo Tesoro-Abi dovranno essere definitivamente appianati, in quanto il Mef chiede l'ok delle banche su due fronti: l'uso di un importo che potrebbe essere tra i 120 e i 240 milioni di euro, cioè compreso entro una forchetta tra l'1% e il 2% dei cosiddetti "Tremonti bond" attesi fino a 12 miliardi, come contributo per rafforzare la dotazione del fondo di garanzia Confidi per i finanziamenti alle Pmi; la conferma di 12 mesi di "periodo di grazia" (rinvio del pagamento senza multe nè penali) per chi non riesce a pagare la rata del mutuo per l'abitazione principale, a causa della perdita del lavoro o della messa in Cassa integrazione. Le banche sostengono che un anno di mancato pagamento di interessi sui mutui è un costo molto alto: e che si è fatto già tanto in questa crisi per venire incontro alle difficoltà della clientela, con rinegoziazioni, ristrutturazioni, portabilità. Ma è difficile che il via all'intesa sul protocollo per i Tremonti-bond si arenerà sul fronte dei mutui. L'accordo-quadro riprende i sei punti elencati dal decreto legge sugli strumenti ibridi di patrimonializzazione: erogazione del credito alle Pmi; dotazione fondo di garanzia; adeguatezza delle condizioni di credito adeguate; sospensione pagamento rate mutui prima casa; politica dei dividendi; rapporto trimestrale sul sostegno finanziario all'economia reale.

I passaggi più delicati dell'accordo riguardano l'erogazione del credito e la politica dei dividendi: tanto il Mef quanto l'Abi, hanno deciso di limitarsi a richiamare i principi generali e le linee guida già contenuti nel decreto legge, senza entrare nel dettaglio. Sarà la trattativa bilaterale tra Tesoro e banche ricapitalizzate a fissare gli ultimi paletti. L'accordo-quadro riafferma dunque l'impegno delle banche che emetterano le convertibili-perpetue a mantenere per almeno un triennio successivo le risorse finanziarie, «non in decremento rispetto al biennio 2007-2008». Questo significa che la chiusura anticipata delle linee di credito sarà comunque scongiurata. Ma non finisce qui, per via Venti settembre. Il Tesoro intende infatti monitorare la disponibilità delle singole banche: questo anche la definizione di Pmi non è omogenea (c'è chi le valuta per fatturato, chi per totale dell'attivo). Il sistema bancario è comunque d'accordo nell'impostazione di fondo dell'uso dei Tremonti-bond, che saranno rimborsati dalle banche non appena la crisi sarà rientrata: si tratta di misure d'emergenza, che saranno usate in maniera dinamica. Il sistema bancario avrebbe bocciato l'iniziativa del Mef favorevole a un meccanismo che indicizza l'erogazione del credito all'andamento dell'economia: è difficile stabilire parametri quantitativi e qualitativi. La concessione del credito non è rigida di per sè, è dinamica e si adatta automaticamente all'andamento della congiuntura, è la tesi delle banche.
Non è entrato nei temi in discussione dell'accordo, per contro, il ruolo dei prefetti per il monitoraggio dell'erogazione del credito. Il Tesoro avrebbe accolto la posizione della Banca d'Italia, che resterà l'interlocutore unico bancario.
isabella.bufacchi@ilsole24ore.com

17 Marzo 2009

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