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Borsa: 2008 da dimenticare per le società quotate

di Maria Adelaide Marchesoni

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28 aprile 2009

Un'annata da dimenticare quella del 2008. In diversi bilanci le società di revisione hanno evidenziato dubbi sulla futura continuità aziendale. Non sono nemmeno mancate società alle quali è stata negata la certificazione del bilancio proprio per il supposto venir meno dei presupposti della continuità aziendale. Al momento sono sette le società alle quali è stata negata la certificazione (Tiscali, Omnia Network, Crespi, Socotherm, Sadi, Eutelia e Trevisan Cometal) e tutte hanno evidenziato nei loro conti forti tensioni di liquidità.

La paura che si è innestata a livello di sistema bancario ha determinato, in particolare nell'ultimo trimestre, una crisi di liquidità che ha colpito soprattutto la rete delle piccole medie imprese italiane. Il calo degli utili e la sfavorevole dinamica del circolante hanno determinato un appesantimento della situazione finanziaria.
La gestione 2008 nella maggior parte dei casi ha evidenziato così un incremento dell'indebitamento finanziario netto e un peggioramento del livello di patrimonializzazione in presenza di notevoli difficoltà a far ricorso al mercato dei capitali.

Il 2008 è stato un anno a due velocità. A una prima parte con un andamento non particolarmente brillante, ma in linea con le attese, ha fatto seguito un periodo nel quale si è verificato un ridimensionamento molto repentino della domanda. Il riflesso di tutto ciò è evidente nelle performance di borsa dei titoli quotati. La crisi ha infatti ridotto sensibilmente il valore delle quotazioni che in molti casi risultano ora a sconto rispetto al patrimonio netto. Ma a livello di conto economico quali sono state le variabili più significative della gestione?

Dall'analisi dei conti 2008 delle società italiane quotate emergono alcuni elementi che hanno inciso negativamente sul risultato finale, ma altri che, al contrario, hanno calmierato il deficit finale e, in alcuni casi, hanno trasformato in segno positivo le eventuali perdite. Con la legge n 2/2009 per le società che redigono il bilancio secondo i principi contabili internazionali è stata infatti riconosciuta la facoltà di allineare, previo versamento di un'imposta sostitutiva a aliquota ridotta, i valori fiscali di taluni cespiti patrimoniali fra cui l'avviamento, a quelli contabili. Questa agevolazione ha interessato soprattutto le banche e si è tradotta in una forte riduzione della pressione fiscale.

Alcuni esempi. Per Unicredit il tax rate è stato dell'11% e nel quarto trimestre le imposte erano positive per 849 milioni di euro, per IntesaSanPaolo gli oneri fiscali sono stati praticamente azzerati, mentre il Monte dei Paschi ha avuto un effetto notevolmente positivo passando da un risultato ante imposte di 114 milioni a uno al netto delle imposte di 959 milioni. Rimanendo sui risultati dei gruppi bancari non va dimenticato il beneficio a livello europeo giunto a fine settembre da alcune modifiche nei principi contabili Ias (in particolare Ias 39) che hanno consentito la riclassifica di alcune attività finanziarie non quotate o comunque prive di mercato di riferimento. Si è trattato di una misura facoltativa e nel panorama italiano non tutte le banche l'hanno applicata.

28 aprile 2009
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