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Telecom, l'uscita dall'Argentina non è più un tabù

di Antonella Olivieri

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22 aprile 2009
Telecom Italia in Borsa

Alla fine è arrivato il previsto no al ricorso argentino di Telecom
Italia. E, a questo punto, si aprono tutte le opzioni per il destino del 50% di Sofora, holding di controllo di Telecom Argentina, in mano al gruppo guidato da Franco Bernabè. Telecom Italia starebbe considerando anche l'eventualità di cedere la propria quota e in questo senso, secondo indiscrezioni, avrebbe avviato contatti anche con imprenditori brasiliani del settore per verificarne l'interesse. Una mossa volta probabilmente a valutare quanto si possa ricavare dalla vendita della partecipazione che, ovviamente, fa gola anche a imprenditori argentini.

«Difenderemo i nostri interessi », aveva promesso all'assemblea dell'8 aprile l'amministratore delegato di Telecom, osservando che il provvedimento preso dall'Antitrust argentino conteneva «diversi profili di illegittimità». Il ricorso in via gerarchica al ministero della Pianificazione di Buenos Aires però, come Telecom temeva, ha dato esito negativo. Di conseguenza i diritti di voto di Telecom nei prossimi cda che dovranno varare la lista per il rinnovo degli organi sociali del gruppo Telecom Argentina e nelle assemblee di fine mese restano congelati. Ma l'ipotesi di proseguire a oltranza il contenzioso legale per esempio con un ricorso d'urgenza al Tribunale amministrativo viene ora molto raffreddata da Telecom.

«Stiamo lavorando per una soluzione – si limita a dire il gruppo – ma la via legale non è la preferita».

Di fatto l'uscita da Telecom Argentina è un'eventualità che non è più esclusa, sebbene Telecom Italia abbia finora agito in modo da tutelare la validità delle opzioni che già all'inizio di gennaio le avrebbero permesso di rilevare l'altro 50% di Sofora in mano alla famiglia Werthein, con la quale si è accesa una disputa in questi mesi proprio su questo tema. La decisione dell'Antitrust è solo l'ultimo dei colpi inferti a Telecom Italia, "colpevole" di essere partecipata, attraverso Telco, da Telefonica. Che in Argentina è il numero uno delle telecomunicazioni, tallonata da vicino proprio da Telecom Argentina.

La cessione della quota in quest'ultima, secondo le stime, potrebbe fruttare 250-300 milioni di euro e rendere di conseguenza superfluo il sacrificio di rinunciare alla presenza a Cuba, un mercato che si sta aprendo a nuove prospettive dopo il riavvicinamento degli Stati Uniti. Ma la ritirata dalla compagnia che Telecom ha aiutato a uscire dalle secche del default lascerebbe comunque l'amaro in bocca, dopo l'interessamento del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che qualche mese fa aveva scritto alla presidente argentina Cristina Kirchner per sollecitare una soluzione rispettosa degli interessi del gruppo di tlc italiano.

Per Telco, la holding partecipata da Telefonica, Mediobanca, Generali, Intesa-Sanpaolo e Sintonia-Benetton che detiene il 24,5% di Telecom Italia, si tratterebbe di un imbarazzo in meno. Buenos Aires non vale una Telco, e dopotutto, avevano rilevato fonti dell'azionariato, Telecom non ha mai apertamente dichiarato «strategica» la quota in Telecom Argentina.

22 aprile 2009
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