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Marchionne va avanti, malgrado tutto

di Paul Betts e John Reed (FT)

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4 maggio 2009


I casi sono due: o Sergio Marchionne è un visionario o è veramente un ingenuo. L'amministratore delegato di Fiat dopo il recente recupero operato in cinque anni della casa automobilistica italiana un tempo oggetto di sarcasmo, adesso intende dar vita a una delle aziende automobilistiche più grandi del mondo, nel bel mezzo della peggiore crisi industriale degli ultimi cinque anni. Diciamo pure di sempre.
Il piano messo a punto da Marchionne prevede che la divisione Fiat Auto, core business dell'azienda torinese, venga a costituire il perno centrale di una casa automobilistica globale, creata tirando dentro l'azienda di Detroit in fallimento pilotato Chrysler e il braccio europeo di General Motors, ex leader negli Stati Uniti e anch'essa oggi vacillante sull'orlo del baratro.
La nuova azienda produrrebbe di tutto, dalla Jeep 4x4 con la collaborazione di Vauxhalls, Opel e Saab, alle Alfa Romeo e alla piccola Fiat 500. Sulla base delle vendite 2008, dovrebbe vendere sei milioni di automobili in più, superando GM e collocandosi ai livelli della tedesca Volkswagen come seconda più grande produttrice al mondo di automobili dopo il colosso Toyota.

Il rischio Germania
«Quando si fa qualcosa di completamente diverso e nuovo rispetto all'ordinario, si scommette grosso» ha ammesso nel weekend Sergio Marchionne, fumando una sigaretta dietro l'altra e buttando giù due tazzine di caffè espresso dopo una notte di sole quattro ore di sonno. L'amministratore delegato di Fiat era appena tornato da New York e da Torino e si è fermato brevemente a Montecarlo per concedere un'intervista al Financial Times, prima di ripartire col suo jet per Berlino, e in seguito tornare a New York, passando per Washington e Detroit. Questi suoi spostamenti giungono al termine di settimana travolgente, durante la quale il presidente Barack Obama ha affabilmente appoggiato la candidatura di Fiat – un'azienda automobilistica conosciuta da pochi americani – per dar vita a un'alleanza che salvi Chrysler non appena uscirà dalla bancarotta pilotata.
Da lunedì in ogni caso Marchionne si imbarcherà in un'iniziativa ancora più ambiziosa e potenzialmente più rischiosa: avere la meglio in Germania. Per perseguire il suo obiettivo - assumere il controllo di Opel, che in Germania è il core business e il braccio europeo di GM - gli servirà il supporto della leadership tedesca e dei potenti sindacati locali. Marchionne spera di vincere le loro esitazioni con la visione di una nuova grande società automobilistica quotata in Europa, che possa fare buon uso della sua levatura internazionale per competere a livello globale. Se ci riuscirà, con ogni probabilità procederà allo spin off della divisione auto da Fiat, gruppo industriale che produce dai trattori ai giornali, e grazie all'unione con Opel inizierà a cercare varie soluzioni di risparmio, che egli stima possa superare il miliardo di euro l'anno.

Pressioni sui francesi
«Impareremo l'uno dall'altro» ha detto. «Questo matrimonio è perfetto a livello industriale ».
Marchionne diverrebbe a quel punto il protagonista di quella che potrebbe essere una svolta molto importante in questo settore, in grado di esercitare pressioni sulla concorrenza, inducendo per esempio le francesi PSA Peugeot Citroën e Renault a mettere insieme le loro forze. Mentre i vertici delle altre case automobilistiche se ne stanno rintanati buoni buoni per mantenere i liquidi che si ritrovano e cercare così di sopravvivere a una crisi che ha decimato le vendite e gli stabilimenti, l'amministratore delegato di Fiat spera di diventare il più grande beneficiario della crisi.
La storia, però, non è dalla sua parte: le fusioni di case automobilistiche di Paesi diversi hanno un record storico negativo che ha comportato perdite ingenti di capitali e danni alla reputazione dei manager, mentre le acquisizioni europee di aziende automobilistiche statunitensi hanno dato risultati ancora più inadeguati. Il peggio è che Chrysler, con i suoi marchi Jeep e Dodge, è già stata al centro di due dei peggiori disastri della storia delle acquisizioni transatlantiche: l'acquisto fatidico da parte di Daimler e il fallito tentativo di Renault di portare a buon fine l'American Motors Corporation, alla fine ceduta a Chrysler.
Mentre altri però per rilevare alcuni asset hanno pagato cifre spropositate durante i precedenti periodi di boom, Marchionne si ripropone di creare un nuovo gruppo nel bel mezzo di una crisi che ha messo importanti aziende automobilistiche in vendita per poco o nulla. Oltretutto, una partecipazione statale senza precedenti nel settore ha allargato ancor più il campo di gioco, mettendo alcuni governi in America, in Germania e altrove ai posti di comando per decidere le sorti delle loro aziende automobilistiche, creando un'opportunità e al tempo stesso un rischio per Fiat.
Nei meeting organizzati lunedì in Germania, Marchionne cercherà di avere la meglio sul governo e Klaus Franz, capo del consiglio di fabbrica di Opel, e di convincerli della validità della sua visione di un nuovo colosso industriale paneuropeo. Il destino di Opel è diventato un argomento politico centrale in Germania in questo anno di elezioni, e alcuni leader dei sindacati e alcuni vertici politici si sono espressi chiaramente, dicendosi contrari alla proposta di Marchionne, perché temono tagli al personale e la chiusura degli stabilimenti. Oltretutto Volkswagen – la casa automobilistica più importante d'Europa – ha in vista Toyota e potrebbe ostacolare il tentativo di Fiat di creare un nuovo gruppo automobilistico in casa propria.
  CONTINUA ...»

4 maggio 2009
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