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Stop di Bankitalia al "social lending"

di Marco Ferrando

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13 luglio 2009


Semaforo rosso da Bankitalia al social lending, lo scambio di denaro online sottoforma di piccoli prestiti che in Italia ha già visto l'adesione di 40mila persone, tra prestatori e prenditori. A oltre un anno dal lancio, venerdì Palazzo Koch ha deciso di «congelare» Zopa, uno dei due leader in Italia (l'altro è Boober) del social lending: tecnicamente, in base a quanto dichiara la stessa società, lo stop è avvenuto mediante un decreto del ministero dell'Economia e delle finanze che - appunto su indicazione di Banca d'Italia - ha cancellato Zopa dall'elenco degli intermediari finanziari ex art. 106 del Testo unico bancario. Il motivo? A Zopa è stato contestato di aver fatto raccolta del risparmio (e non semplice intermediazione di pagamenti) a causa della giacenza sul Conto Prestatori Zopa del denaro in attesa di uscire in prestito.

La conseguenza, come riportato sulla homepage di zopa.it, è stata l'immediata sospensione della trattazione di nuovi prestiti e dell'ingresso di nuovi prestatori. Tutti gli iscritti al sito, questa mattina si sono visti recapitare una e-mail dall'amministratore delegato di Zopa Italia Spa, Maurizio Sella, in cui si spiega tutto l'accaduto, e che «la società sta valutando tutte le iniziative, anche di natura giurisdizionale, per tutelare la propria posizione e la community». «A tutela tua e di tutti i Prestatori - garantisce Sella - rimane pienamente attiva la gestione dei prestiti in essere, sia per l'incasso delle rate sia per il recupero credito. Il denaro in prestito diventerà gradualmente disponibile al rientro delle rate mensili».

Tuttavia, è bastata la pubblicazione di un post (sempre a firma di Maurizio Sella) sul blog collegato al sito per scatenare la protesta del mondo degli «zopiani». Più di cento i messaggi arrivati nello spazio di poche ore: «Senza entrare in questioni politiche - si legge in uno dei tanti post inviati questa mattina - spero che quanto avvenuto sia frutto di un "malinteso", e non l'ennesima conferma dell'assoluta incapacità della classe dirigente del nostro paese di accettare le novità provenienti "dal basso", e di comprendere ciò che può essere buono per la collettività, e non solo per i soliti "amici"».

Zopa ha iniziato ad operare nel gennaio 2008. «A seguito di un'ispezione di Banca d'Italia negli ultimi mesi, ci sono state mosse delle contestazioni, alle quali abbiamo risposto proponendo delle soluzioni con controparti istituzionali che avrebbero di fatto reso nulla la contestazione che ci era stata mossa. Ma questo non è stato evidentemente abbastanza», ricostruisce ancora Sella: «A oggi i soci azionisti hanno finanziato la società con oltre 5 milioni di euro, con l'obiettivo di farne un business serio ed affidabile per tutte le parti in causa. Abbiamo creduto in un progetto ambizioso e lo abbiamo sviluppato nel nostro paese. Gestiremo questa fase, speriamo breve, con il nostro stile abituale cercando di minimizzare i disagi per tutti i membri della community».

Il social lending, bersaglio negli ultimi mesi delle critiche di diversi economisti, che hanno messo in evidenza i rischi corsi dai prestatori così come l'esiguità del guadagno rispetto ai canali tradizionali, finora in Italia ha visto l'adesione di oltre 40mila persone. In una recente intervista, Maurizio Sella aveva spiegato che «per chi ha prestato del denaro i tassi sono stati intorno al 7%, mentre per chi lo ha hanno oscillato intorno al 9,7%. Tutto questo mentre i tassi medi delle finanziarie per i richiedenti sono stati intorno al 14,5 per cento».

13 luglio 2009
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