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Petrolio a 10 dollari, la stima
dell'analista controcorrente

di Andrea Franceschi

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13 agosto 2009

Il suo nome è noto nelle sale operative di Wall Street. Robert Prechter fu infatti uno dei pochi a prevedere il crollo di Wall Street del 1987. Due settimane dopo aver annunciato «l'arrivo dell'orso» il Dow Jones sprofondò del 23 per cento. La lunga vista gli valse il titolo di «guru del decennio» affibbiatogli nel 1989 dalla tv Financial News Network (oggi Cnbc). Fortune invece lo chiamò «campione delle previsioni finanziarie». Una fama che l'analista difese negli ultimi anni. Pochi mesi prima dell'esplosione della bolla subprime infatti, consigliò ai sui clienti di scommettere al ribasso. A febbraio 2009 poi, un suo report anticipò il rimbalzo dei mercati azionari che sarebbe partito il mese successivo.

A far discutere gli addetti ai lavori ultimamente è una sua previsione sulle quotazioni del petrolio. Secondo Robert Prechter infatti, nei prossimi anni il prezzo del barile di greggio potrà scendere addirittura sotto i 10 dollari. Le stime della Elliot Wave International (la sua società) si basano sull'analisi tecnica e sulla teoria delle onde di Elliot secondo cui i mercati, nel lungo periodo, seguono un andamento ciclico. Nello specifico l'economista americano autore della teoria osservò che i mercati, nel lungo periodo, subiscono otto grandi oscillazioni (cinque al rialzo e tre al ribasso). E questi cicli si ripetono con regolarità.

A partire dal 1990 - fa notare Prechter - il greggio ha subìto già queste cinque oscillazioni. E questo significa che il picco di 147 dollari raggiunto dal barile l'11 luglio 2008 scorso sulla scia della forte speculazione, difficilmente potrà ripetersi nei prossimi anni. Anzi, spiega l'analista, è più probabile che il greggio subisca una correzione al ribasso tale da farlo scendere, nei prossimi anni, tra i 4 e i 10 dollari al barile. Una stima che si inserisce perfettamente nel quadro di deflazione che l'economista prevede investirà l'economia globale nei prossimi anni.

La sua stima è in netto contrasto con quelle di molti altri economisti. Il prestigioso istituto britannico Chatham House, per citarne uno, ha pubblicato recentemente un report in cui si stima che nei prossimi cinque anni il petrolio toccherà quota 200 dollari al barile. La ripresa dell'economia mondiale - è l'analisi dell'istituto - tornerà a far salire la domanda di greggio. Ma l'industria petrolifera non riuscirà a farvi fronte perché, nei mesi della recessione, non ha investito a sufficienza nella ricerca di nuovi giacimenti. Questo innescherà quindi una nuova fiammata delle quotazioni del greggio.

Nell'ultimo anno le quotazioni del petrolio hanno subito oscillazioni mai viste prima. Dopo aver raggiunto il picco dei 147 dollari al barile l'11 luglio 2008, il barile innescò una brusca retromarcia che lo portò, il 15 gennaio scorso, a quota 33,2 dollari al barile. Un calo legato soprattutto al fatto che, tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, la crisi iniziò a far sentire i suoi effetti anche sull'economia reale. La ripresa dei mercati azionari partita a marzo di quest'anno ha fatto ripartire la speculazione sull'oro nero che ha più che raddoppiato le sue quotazioni nel giro di pochi mesi (oggi viaggia attorno ai 70 dollari al barile).

13 agosto 2009
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