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Le sfide e i compromessi con i «cugini» del Libor

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22 agosto 2009

«Un errore che viene comunemente commesso è ritenere che Euribor e Libor siano parametri in qualche modo collegati o interdipendenti, ma non è così: il Libor è un benchmark differente, calcolato da un'altra organizzazione». Tra vicini (e concorrenti) ci si tiene a marcare il territorio, e il testo di un comunicato stampa del 13 giugno 2008 di Euribor lo dimostra in pieno. L'esigenza di sottolineare le differenze è ancora maggiore quando il vicino, il Libor in questo caso, è un tipo che finisce sotto accusa (tuttora da provare) per le sue pratiche poco ortodosse.
Ma qualcuno in casa Euribor deve essersi spinto anche oltre e aver pensato: «Perché non approfittare di questo momento di debolezza del nostro rivale?». Forse la vicenda non si sarà svolta proprio in questi termini, ma sta di fatto che qualche mese fa lo steering committe di Euribor ha cominciato a discutere l'ipotesi di introduzione di un parametro Euribor in dollari, rilevato con le stesse modalità con cui viene determinato il tasso interbancario dell'Eurozona. Un'invasione di campo a tutti gli effetti.
Ufficialmente l'ipotesi è ancora al vaglio del Comitato, che sta sondando l'interesse delle banche europee all'utilizzo di un parametro simile. Nei corridoi si sussurra però di un certo imbarazzo politico per il tentativo, sostenuto soprattutto dall'asse franco-tedesco di giocare un brutto tiro alla British banking association, che dopotutto ha anche un certo peso nella Federazione bancaria europea. È verosimile che la faccenda si risolva con una sorta di accordo: niente ingerenza negli affari altrui, in cambio dell'ingresso di alcune banche europee nell'esclusivo panel che determina i tassi Libor (di recente è toccato a Société Générale).
Del resto il gioco tra falchi e colombe è uno schema tipico di organismi «politici» come lo è in fondo tutto il sistema Euribor. Anche quando si tratta di procedere a sanzioni o all'esclusione di una banca dal panel, oppure quando in ballo c'è la decisione su un nuovo ingresso nel ristretto club: al momento è in discussione la candidatura di una banca slovena. Sarebbe un atto significativo sotto l'aspetto politico e istituzionale, vista l'adozione dell'euro da parte di Lubiana, ma Francia e Germania esercitano una certa resistenza rifacendosi all'ortodossia delle regole, che prevedono l'inclusione di banche che abbiano una certa rilevanza dimensionale. Comunque si risolva, per noi italiani la questione è in fondo una sorta di deja-vu.
(Ma.Ce.)

22 agosto 2009
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