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Romani vede le telecom nel futuro di Poste

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11 novembre 2009
Paolo Romani (Infophoto)


«Vista l'eccellenza dimostrata da Poste Italiane» è «prevedibile un ulteriore ampliamento nel settore affine delle telecomunicazioni». Così si è espresso Paolo Romani, viceministro dello Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, in un convegno della Ugl, secondo quanto riporta un portavoce del viceministro.

Diversa l'interpretazione delle parole del ministro Romani data dalla Slc-Cgil: «Trovo stupefacente che al congresso della Ugl Comunicazioni il vice Ministro alle Comunicazioni, onorevole Romani, abbia annunciato la prossima partecipazione di Poste Italiane tra gli azionisti di Telecom. È un atto di intromissione nella vita di due aziende private, di cui una quotata in Borsa, che denota superficialità e senso padronale di rapporti economici e di mercato delicatissimi. È bene che chi governa lasci in pace il sistema delle imprese», ha commentato in una nota il segretario generale del sindacato, Emilio Miceli.

L'ipotesi non è nuova. È stata espressa alcune settimane fa dai piccoli azionisti di Telecom, riuniti nell'associazione Asati: gli ingombranti azionisti spagnoli di Telefonica fuori dal capitale di Telecom e al suo posto, attraverso un aumento di capitale di non meno di 10 miliardi di euro, nuovi soci. Tra questi «Poste, un grande fondo nazionale a carattere infrastrutturale, fondi previdenziali nazionali». Un'idea ampiamente respinta dal presidente di Telecom, Gabriele Galateri di Genola, già a fine settembre «Mai sentito parlare di fusione Telecom-Poste», ha frenato Galateri, secondo il quale il rapporto con Telefonica è «da sfruttare fino in fondo».

Tuttavia dopo il recente annuncio dell'uscita di scena dei Benetton da Telco, lo scenario è leggermente cambiato. Stefano Cao, che dall'aprile scorso è subentrato a Gianni Mion come espressione dell'azionista Sintonia nel consiglio di Telecom, si dimetterà. Ma non prima che la famiglia di Ponzano Veneto esca dall'azionariato di riferimento (e in prospettiva dall'azionariato stesso del gruppo di tlc). Ecco perché a Roma, per la sua sostituzione, circola già insistentemente il nome di Massimo Sarmi, l'ingegnere ex Telecom che oggi siede proprio sulla poltrona di amministratore delegato delle Poste. Il posto di Cao, in effetti, come scriveva il Sole 24Ore il 31 ottobre spetterebbe a Telco, che dopo l'uscita di Sintonia avrà un 2% in meno, ma per conto di quale dei suoi azionisti?

11 novembre 2009
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