Fino a pochi anni fa, una bella fetta dei finanziamenti ai membri del Congresso americano arrivava dalle banche e dal settore finanziario in generale. Ma la crisi, che proprio dagli eccessi a Wall Street è partita, ha costretto molti istituti di credito a tagliare pesantemente la voce contributi ai politici.

I dati resi noti dalla commissione per le elezioni federali parlano chiaro: le banche, che in questi ultimi mesi hanno ricevuto sostanziosi aiuti pubblici grazie al programma Tarp, hanno versato "solo" 2 milioni di dollari nel 2009 alle cosiddette political action committee (le commissioni previste dalla legge americana per veicolare i contributi di privati e aziende ai membri del Congresso). Il 41% in meno rispetto ai 3,4 milioni di due anni fa, quando la tempesta dei subprime aveva dato le prime avvisaglie, ma a Wall Street si era ancora nel pieno della "finanza champagne".

Per diversi istituti di credito la scelta è stata dettata soprattutto da ragioni di opportunità. «Per un'azienda che ha ricevuto aiuti pagati dai contribuenti, potrebbe non essere molto ben visto spendere grosse cifre per finanziare i politici», ha commentato all'agenzia Bloomberg la portavoce di Bank of America, Shirley Norton. La prima banca americana per asset ha finanziato i candidati alle elezioni del 2009 con 291 mila e 500 dollari, il 36% in meno rispetto al 2007. In calo anche i contributi di Goldman Sachs che ha versato 173mila400 dollari (più della metà dei contributi 2007). Lo stesso è successo per gli altri big di Wall Street come Morgan Stanley, Citigroup e JpMorgan.

 

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