Il presidente Usa, Barack Obama, ha lanciato il sasso nelle stagno, agitando non poco le acque. La sua proposta di stretta sul sistema bancario - no al trading proprietario e a investimenti, da parte degli istituti finanziari, in hedge fund o private equity fund oltre a nuovi limiti alla loro crescita di dimensioni - ha suscitato le reazioni di molti.

Il Financial Times, solo due giorni fa, indicava come i banchieri stanno schierando tutte le loro "truppe" per tentare di bloccare, o annacquare, la riforma. Al di là della lobby di Wall Street (ben disposta a ricevere i soldi da Main Street, per poi voler continuare a fare i suoi interessi), le possibili scelte dell'inquilino della Casa Bianca hanno comunque un impatto sui conti delle banche.

Moody's, in un report datato 27 gennaio 2010, ha tentato di analizzare, anche quantitativamente, cosa potrebbe accadere alla grandi firme di Wall Street. Rispetto all'intervento pronunciato il 21 gennaio scorso da Obama, in compagnia dell'ex presidente della Fed Paul Volcker, gli esperti della agenzia di rating dicono «che è difficile quantificarne l'impatto. I divieti potrebbero portare ad una riduzione dei rischi che gli istituti finanziari si assumono». Ma allo stesso tempo «potrebbero mettere le banche Usa in condizione di svantaggio rispetto ai gruppi» finanziari diversi dalle banche e «quelli non americani». Inoltre, la proposta di Obama non è detto non «invogli le banche Usa, nella ricerca di rimpiazzare i profitti perduti, ad espandersi in altre attività che potrebbero essere ancora più pericolose».

Le indicazioni, quindi, rimangono piuttosto generiche (seppure improntate ad una valutazione negativa), vista anche la mancanza di particolari sull'applicazione della stretta. Diverso, invece, la questione rispetto alla proposta di Obama di una "Tassa per la Financial Crisis": la "fee"di 15 basis points su tutte gli asset delle banche con più di 50 miliardi di asset. Il patrimonio che dovrebbe costituire la base imponibile della nuova "fee" sono gli asset totali, cui bisogna togliere il cosiddetto Tier1 Capital e alcuni depositi. La Casa Bianca si aspetta di incassare circa 90 miliardi nei prossimi dieci anni.

Ma in particolare quale l'impatto sulle singole banche? Per Moody's : «Bank of America dovrebbe pagare una commissione annuale di 1,715 miliardi di dollari; Citigroup, invece, dovrebbe sborsare ogni anno 2,058 miliardi; Godman Sachs 1,123 miliardi e Jp Morgan 1.905 milioni di dollari; Morgan Stanley 1.005 milioni e Wells fargo 621 milioni di dollari». In conseguenza di questi numeri, dicono gli esperti Moody's, potrà accadere che le banche possano essere, giocoforza, indotte a ridurre la liquidità. Una scelta da cui potrebbe conseguire «una riduzione nella forza creditizia dello stesso istituto».

La cifra non è da poco: è anche su studi come questi che molti operatori reagiscono nervosamente sui titoli bancari in Borsa. Tuttavia, non va dimenticato che il sistema finanziario è stato salvato, nel suo insieme, solo grazie agli enormi aiuti governativi costituiti dai soldi dei tax payer. Quei tax payer che, non è demagogia, chiedono un ritorno alla normalità di un settore il quale (viste anche le ultime polemiche sui bonus) non sembra, però, volerne proprio sapere. Le strade indicate da Obama avranno le loro contro-indicazioni: ma il laissez-faire è fuori luogo.

Nuove regole globalie Basilea
Come, peraltro, la stessa Moody's sembra sottolineare rispetto ai passi che alcuni dei più importanti regulator, The Financial Stability Borad, The Joint Forum e il gruppo dei governatori delle banche centrali, stanno realizzando. Iniziative «importanti, da una prospettiva del credito, visto che l'obiettivo di un sistema più sicuro può essere realizzato attraverso l'implementazione locale di regole generali» che impediscano il proliferare di attività quali l'arbitraggio. Inoltre, Moody's sottolinea che le norme in arrivo dal Comitato di Basilea - una migliore capitalizzazione (il Tier1 ratio al 10%, ndr) e l'uso di una minore leva - «creeranno una situazione postiva» per gli investitori. Certo, «non tutte le banche saranno "vincitrici"». Ci sono diversi distinguo. Ma, nel complesso, il messaggio è quello di una visione positiva sulla nuova impalcatura che dovrebbe sostenere il mondo delle banche.

 

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