Unicredit esce da Generali, dove fa il suo ingresso uno dei maggiori azionisti della banca milanese, la Fondazione Crt, che al vertice di Piazza Cordusio esprime il vicepresidente Fabrizio Palenzona.
Nel giorno in cui il Cda della compagnia approva il bilancio 2009, chiuso con un utile netto balzato a 1,3 miliardi, e propone un dividendo di 0,35 euro per azione, il gruppo guidato da Alessandro Profumo cede la propria quota pari al 2,84% del Leone. E il 2,26% viene acquistato da una Effetti, newco partecipata dall'ente torinese e da Ferak, società dei veneti Amenduni, Palladio, Fimint, Veneto Banca, già azionisti della compagnia con una quota salita negli ultimi mesi all'1,7%. La Fondazione Crt ricorrerà all'indebitamento per il 50% dell'esborso, pari a circa 300 milioni, relativo all'acquisto della quota di Generali da parte di Ferak. Il resto sarà finanziato attraverso le risorse dell'ente torinese.
L'operazione, spiegano gli acquirenti, «rappresenta un investimento strategico». L'esborso complessivo, al prezzo di 18 euro per azione stabilito da Unicredit per il collocamento, è superiore a 635 milioni di euro. La cessione dell'intera quota di Piazza Cordusio ha invece un valore complessivo di 796 milioni con una minusvalenza per la banca di 67 milioni.
L'uscita da Generali è del resto un passaggio obbligato e non più rinviabile e rientra nell'ambito degli impegni presi dal gruppo con l'Antitrust a settembre 2007 per il via libera alla fusione con Capitalia. Il provvedimento dell'autorità, che aveva portato a sterilizzare i diritti di voto sulle azioni della banca nel Leone, era stato già prorogato due volte a dicembre 2008 e a novembre 2009.
L'arrivo di Crt e il rafforzamento dei veneti, che balzano accanto ai fondi BlackRock al terzo posto tra i soci di Trieste dopo Mediobanca e Bankitalia, conferma l'attivismo degli ultimi tempi dell'ente piemontese e cade in un momento decisivo per il rinnovo dei vertici del Leone. Si tratta - è la lettura che viene data - di un'operazione di sistema che rimette in gioco i diritti di voto che peseranno anche nella partita per la scelta del presidente del gruppo assicurativo. «È un'operazione che può dare un contributo alla stabilità dell'azionariato di Generali», spiega Giovanni Quaglia, vicepresidente della Fondazione Crt.