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La difesa delle banche sui derivati

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19 maggio 2010
La difesa delle banche sui derivati

Oggi inizia davvero, nel tribunale di Milano, il processo sui derivati del comune di Milano, dopo il debutto del 6 maggio con l'udienza di rinvio che ha assegnato il dossier al giudice Oscar Magi.

I primi capitoli della battaglia legale saranno occupati dalle eccezioni sollevate dalle difese dei quattro istituti di credito coinvolti (Ubs, Deutsche Bank, Jp Morgan e Depfa Bank) nei confronti delle costituzioni di parte civile e di alcuni dei sei capi di imputazione formulati dal Pm Alfredo Robledo.

Ad aprire i lavori oggi sarà quindi la mossa difensiva più "scontata", che chiede di esaminare la legittimità delle costituzioni di parte civile (oltre a Palazzo Marino si è costituita una sterminata platea di associazioni di consumatori, dall'Adoc ad Altroconsumo e Cittadinanzattiva, in una cordata guidata dall'Adusbef della Lombardia). Ma il passaggio più interessante sarà il secondo, che mette nel mirino per «indeterminatezza» i capi di accusa relativi alle rinegoziazioni degli swap "originari" firmati dal comune nel 2005.

L'accusa della procura nei confronti delle quattro banche, di 11 loro funzionari, dell'ex dg del comune Giorgio Porta e del consulente Mauro Mauri, ipotizza una truffa aggravata che avrebbe portato l'amministrazione milanese ad una perdita di oltre 100 milioni sotto forma di costi impliciti. Dei sei capi di imputazione, due riguardano appunto le operazioni di ristrutturazione dei contratti (con 25 milioni di profitti occulti secondo Robledo), mentre un'altro si concentra sull'ultima tappa dell'operazione finanziaria, quella in cui il comune di Milano ha venduto protezione alle banche sui rischi di credito della Repubblica italiana (l'imputazione vale 10 milioni). Proprio su questi punti le difese contesteranno l'impianto accusatorio, ritenendo che nelle operazioni successive alla prima, avvenuta nel giugno 2005, le banche non avevano nessun obbligo di prospettare al comune un calcolo di convenienza economica (si veda Il Sole 24 Ore del 19 marzo), e che quindi i loro obblighi si erano esauriti con la prima valutazione di convenienza redatta all'inizio della vicenda.

Di altra opinione, ovviamente, il comune, i cui legali sostengono che i profitti della banca sarebbero stati illecitamente taciuti. Le banche, sempre secondo Palazzo Marino, hanno firmato una dichiarazione in cui sostenevano la convenienza economica dell'operazione senza però calcolare la rinegoziazione di un vecchio derivato Unicredit, le cui perdite sarebbero state inserite all'interno dell'operazione solo un mese dopo e senza alcuna informazione preliminare.

Infine, Jp Morgan ha dichiarato di sapere già dal giugno 2005 del derivato Unicredit da rinegoziare. Per Palazzo Marino è quindi ipotizzabile che anche tutti gli altri istituti di credito ne fossero a conoscenza, ma che abbiano deliberatamente scelto di mentire sulla convenienza economica. Se infatti, per i legali del comune, la rinegoziazione del derivato Unicredit fosse stata conteggiata fin dall'inizio, sarebbe da subito emersa la scarsa economicità dell'operazione. E probabilmente tutti i contratti sarebbero saltati.

19 maggio 2010
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