Secondo giorno di viaggio.È di nuovo la A 25, l'autostrada che imbocca il pullman verde di Walter Veltroni nella seconda tappa abruzzese. Siè partiti, domenica, da Pescara ieri è arrivato a Lanciano, Teramo e poi l'Aquila.E comincia il conto alla rovescia: meno 106 province. Due giorni appena ma bastano già a misurare la temperatura della piazza che si scalda soprattutto quando si tocca il tasto dei costi della politica, dei mille parlamentari, dei 40 partiti che popolano il Parlamento. E quel tasto diventa il centro degli interventi del leader del Pd in cerca di una sintonia con il Paese e di una "rimonta" contro il centro-destra. Anche ieri a Teramo, davanti a una folla imprevista che ha riempito il teatro comunale, Veltroni ha preso gli applausi più lunghi quando ha promesso di voler ridurre e «portare alla media europea» gli stipendi di parlamentari e dei consiglieri degli enti locali, quando ha detto basta ai «partiti dello 0,6%», a «tre senatori che contano più di milioni di italiani» e quando ha attaccato una legge elettorale «che porterà instabilità » dopo il voto di aprile. C'erano più di mille persone al teatro teramano: non se l'aspettavano neanche le associazioni imprenditoriali abruzzesi che avevano appuntamento con il segretario Pd per parlare di impresa.
E da lì si comincia.
Con la bandiera italiana accanto ormai un classico di questo viaggio Veltroni inizia con una domanda. «Può bastare solo la passione degli imprenditori, solo il talento dei lavoratori? No. Penso che ci voglia un di più: ossia, un atteggiamento favorevole verso l'impresa. Uno Stato che aiuti l'impresa». I presidenti di Confindustria, Confapi, Confcommercio, di tutte le associazioni artigianali e dell'agricoltura,sono seduti sul palco, pesano quelle parole che forse non bastano ancora a cancellare una stagione politica del centro-sinistra, quella che ha visto anche lo slogan dei «anche ricchi piangano ». Ma Veltroni cerca di metterla alle spalle.«Per molto tempo la sinistra ha perseguito la strada della contrapposizione tra impresa e lavoro ma non c'è una divaricazione di obiettivi: l'obiettivo è lo stesso. Senza ricchezza nazionale non c'è crescita e non c'è equità sociale». Declina tre priorità per dare una mano alle imprese che non possono più alimentarsi con svalutazioni competitive: infrastrutture, giustizia, fisco.
E si comincia dal fisco, quello che per molto tempo, nel campo del centro-sinistra, è stato lo strumento per alimentare la contrapposizione. «Si pagano troppe tasse. Serve un fisco amico dei cittadini. Ne dobbiamo pagare meno ma continuando la lotta all'evasione». Rilancia l'abbassamento di un punto delle aliquote Irpef a partire dal 2009 e poi batte il tasto delle infrastrutture a partire «dall'Alta velocità ».L'altro freno è quello di una giustizia lenta che «scoraggia gli investimenti esteri». Di ricerca aveva parlato a Lanciano, all'Istituto Mario Negri Sud che proprio quest'anno compie 20 anni.
È da lì che si confronta con il tema più reietto dalla politica ma questa volta Veltroni tira in ballo le Fondazioni bancarie «che hanno tante risorse e con cui si potrebbe creare un Fondo per richiamare i cervelli italiani fuggiti all'estero».
Certo, il suo avversario è un imprenditore di successo e il terreno per lui è quanto mai difficile.Veltroni prova a non nominare mai Silvio Berlusconi –se non incidentalmente – per dare prova di un fair play nuovo che però non arriva all'"inciucio". E infatti se la prende con Casini «che fino a qualche giorno fa trattava con Berlusconi e ora accusa me di voler fare l'inciucio. Questo è fuori dalla mia idea: per me le regole si scrivono insieme ma poi si compete come in una gara sportiva». Né manca la battuta: a Berlusconi che gli ha consigliato di non stancarsi risponde che «è lo stesso consiglio che mi ha dato mia nonna. Lo rispetterò e starò attento e non prendere freddo».
C'è bisogno però di un'autocritica: «Ha sbagliato il centro-sinistra, come il centro-destra, a riscrivere la Costituzione a colpi di maggioranza ». L'autocritica non finisce. All'Aquila,ultima tappa di ieri,parla dei rifiuti in Campania: «Le responsabilità sono delle amministrazioni di centro-sinistra così come del Governo di destra che ha nominato un commissario per 5 anni, e di quelli che hanno manifestato contro l'uso delle discariche. Questa cultura del veto deve essere bombardata ». C'è Franco Marini ad ascoltarlo e del resto è la sua regione. Sale anche lui sul palco per l'abbraccio finale quando cominciano le note dell'Inno nazionale che Veltroni canta con in mano il pallone di rugby della squadra aquilana.