Oggi il Governo ha varato il decreto sul federalismo fiscale. Tre i punti che sarà necessario chiarire nei prossimi mesi per accompagnare il decollo della riforma federalista.
In primo luogo, si dovrà fare chiarezza sulla governance economica del nuovo Stato federale, chiarendo il ruolo rispettivo di Regioni ed Enti Locali nei rapporti con il Centro, specificando le regole, anche contabili, di funzionamento del patto interno di stabilità, affinando incentivi e sanzioni per scongiurare che rimborsi a piè di lista, ripiani ex post e inefficienze, espulsi dalla porta, rientrino dalla finestra delle pressioni politiche.
In secondo luogo, non è ancora chiaro come potrà funzionare un sistema di perequazione che faccia affidamento sulla rilevazione di livelli di costo e di consumo standard. L'applicazione pratica del criterio del costo standard presenta molte insidie, anche in considerazione delle differenze, talvolta marcate, di modelli organizzativi e di erogazione dei servizi sanitari e assistenziali da Regione a Regione.
Infine, gli andamenti demografici e le tendenze in atto in termini di produttività del lavoro e di tassi di disoccupazione consegnano al federalismo nascente una pesante eredità. Se queste tendenze non troveranno una pronta correzione, come evidenzia un rapporto di ricerca ancora inedito del Cerm sul divario Nord-Sud, il divario tra Mezzogiorno e resto del Paese è destinato a diventare più marcato, nel volgere di pochi anni. Non sarà "per colpa" del federalismo. Ma è sulla crescita del Mezzogiorno, e non solo sul lato della responsabilità e dell'efficienza, che si giocherà la vera partita del federalismo. (*direttore del CERM, www.cermlab.it)