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Rai, perché è stallo sul cda

Commento di Marco Mele

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3 marzo 2009

Il Cda Rai s'ha da fare, ma non si fa. Perché? Il vertice è scaduto da giugno. Il Governo e la maggioranza avevano e hanno i rapporti di forza a favore per un cambio rapido. Un motivo in più era la perdita della maggioranza del Cda per la nomina di Gennaro Malgeri (An) in Parlamento e dopo che Alfredo Meocci, scelto dal governo Berlusconi, è stato dichiarato incompatibile.

Invece, niente: il centro-destra ha impedito la nomina di Leoluca Orlando in Vigilanza, poi ha tirato fuori dal cappello il coniglio a sorpresa, la nomina di Riccardo Villari. È questo un motivo sufficiente per far passare più di otto mesi per nominare un vertice? Perché?

Azzardiamo una spiegazione. La Rai, a metà 2008, sembrava un'azienda decotta, in perdita strutturale, in ritardo sul digitale, fuori dal mercato della pay tv. Tutte le attenzioni si concentravano, e ancora si concentrano, sulla "triade" Mediaset-Sky-Telecom Italia.
Da allora, è successo qualcosa. Il management Rai ha riportato alcuni successi da non sottovalutare. I conti 2008 chiuderanno meglio di quanto previsto finora, nonostante la "gelata" pubblicitaria di novembre. Rai4 si è rivelata un successo e la Rai in Sardegna è in vantaggio su Mediaset. La Rai ha rilanciato la propria presenza sul Web (un po' ispirandosi alla Bbc, però l'ha fatto). Sanremo si è rilanciato. Gli ascolti dell'autunno 2008 sono stati ottimi. Si è cominciato ad attuare il piano Cappon per ridurre di 100 milioni i costi dell'esercizio 2009. E ancora: si è formata la società Tivù con Mediaset e TI Media per lanciare una piattaforma satellitare. È stata siglato un'intesa con Sky per scambiare i diritti dei Mondiali di calcio, in mano alla Rai, con quelle delle Olimpiadi, in mano a Sky; poi si è disdetto il contratto che obbliga la Rai a utilizzare sul satellite la tecnologia di criptaggio NDS di Sky per avere le mani libere sul rinnovo del contratto per i canali di RaiSat.

La Rai, insomma, si è rilanciata sullo scenario digitale: oggi è un alleato fondamentale nella competizione per la pay tv. A questo punto occorre ed è utile conquistarne la tolda del comando. Questo andrebbe riconosciuto al vertice uscente ma non c'è alcun sentore di tutto questo. Certo, c'è sempre una legge Gasparri che pare fatta apposta per ritardare tutto. Il 10 marzo, forse, sarà il momento buono con la riconferma di Claudio Petruccioli a presidente.

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