Il Sole 24 Ore
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3 luglio 2009

D'Alema: «Mi sento umiliato nel leggere la stampa estera»


Umiliato nel leggere la stampa straniera, convinto che la sconfitta dei Democratici non sia dovuta a complotti, sicuro che il Pd vada liberato dal modello di leaderismo plebiscitario, persuaso che molti ingredienti del ciclo di liberismo antipolitico sfiorano le porte del nazismo, sicuro che siamo al declino del berlusconismo. Così Massimo D'Alema (Pd), nel suo intervento al convegno "Dopo la seconda Repubblica. Per un'alternativa di sistema politico", promosso da Centro di riforma dello Stato.«La vicenda di Berlusconi, che da noi viene occultata – ha detto D'Alema - si presenta sulla scena internazionale come un fattore, una metafora della decadenza del nostro paese. La lettura della stampa libera, come quella che si produce al di fuori dei confini del nostro paese, in me ha prodotto questa sensazione: all'inizio mi dava soddisfazione, oramai sento un sentimento di umiliazione». D'Alema ha sottolineato che se «oggi si legge il commento della seconda pagina di Le Monde (è un Berlusconi «screditato» sulla scena internazionale che si prepara a ospitare il G-8, n.d.r.), come cittadino italiano si sente umiliato, perché ha la percezione del dato vero che si ha di questo paese: un paese che appare ormai drammaticamente ridimensionato».

Una fase estrema del berlusconismo, poi il declino. «Oggi ci troviamo in una fase estrema del berlusconismo. Estrema come massima espressione del suo potere personale, ma anche del suo declino». D'Alema sottolinea che «é difficile immaginare come lineare questo passaggio». E proprio per questo, «ho detto che avverrà non senza delle scosse, ma non é che annunciavo chissà quali eventi, la mia era soltanto analisi politica».

Ci sono ingredienti simili a quelli che si registravano alle porte del nazismo. «Questo ciclo di liberismo antipolitico sta finendo, ma la fine dell'egemonia liberista non vuol dire la fine dell'antipolitica. La fine di questo ciclo sfocia a sinistra negli Usa, mentre in Europa sembra prevalere una nuova destra nazionalista e populista. Ci ricorda la grande crisi degli anni Trenta, quando c'era il New Deal dall'altra parte dell'oceano e in Europa cresceva l'antisemitismo, il nazionalismo... Non voglio dire che siamo alle porte del nazismo, ma molti ingredienti sono simili».

La sconfitta del Pd non è dovuta a complotti. Pensare che la sconfitta del Pd sia dovuta
«ad apparati cattivi» e «complotti e barbarie interne» non porterà nulla di buono al Partito democratico. Secondo D'Alema i pericoli del partito che hanno portato «alla rapida successione delle rovinose sconfitte dell'ultimo anno e mezzo» sono «leaderismo e plebiscitarismo» ma «senza fare un'analisi seria» finisce che le sconfitte vengono interpretate «come frutto di un complotto interno, della barbarie interna, degli apparati: così il confronto si avvelena». Per D'Alema è necessario prendere atto «della lezione della storia, del fatto che il Pd non ha raggiunto il 40% di cui parlava Scalfari perchè se il ragionamento è che non abbiamo vinto le elezioni a causa degli apparati cattivi che hanno complottato contro lungo questa strada, si finisce male».

Il Pd va liberato dal modello di leaderismo plebiscitario. «Spero che rinasca come partito anche dandosi delle regole da partito». D'Alema ha criticato l'impianto costitutivo del Pd che «tradisce un impianto anti-politico» e leaderistico. Ha detto che si deve andare verso un congresso fondativo «che liberi questo partito che è stato progettato su un modello di leaderismo plebiscitario». Dice di non credere nel bipartitismo. «Non credo nel bipartitismo, non perché sia un male in sé, ma perché non c'è nella realtà italiana. I partiti sono il frutto della storia, non li si può imporre per legge».

3 luglio 2009

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