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Scajola attacca Anno Zero:
campagna basata sull'infamia

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25 settembre 2009
Michele Santoro( Cosima Scavolini/Lapresse )
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Botta e risposta tra Claudio Scajola e il presidente della Rai Sergio Zavoli su Anno zero, la trasmissione condotta da Michele Santoro. Il ministro dello Sviluppo Economico infatti ha attaccato duramente la puntata andata in onda ieri sera definendola «l'ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull'infamia, sulle porcherie». E aggiungendo: «Convocherò i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l'impegno, assunto dalla Rai nel contratto di servizio, a garantire un'informazione completa e imparziale». Affermazioni a cui ha replicato il presidente della Rai. «L'iniziativa del ministro Scajola - ha dichiarato Zavoli - sorprende per la sua singolarità, non corrispondendo ad alcuna regola o prassi istituzionale e stabilendo inoltre un pericoloso precedente».

Sul tema informazione poi è intervenuto anche il presidente del Senato Renato Schifani in un'intervista condotta dal direttore del Tg1 Augusto Minzolini nell'ambito alla Festa della libertà. «Nel nostro Paese possiamo discutere di tutto, tranne di limitazioni della libertà di stampa» ha affermato . In Italia ha sottolineato «non c'è solo libertà di cronaca e di politica ma anche di domanda con obbligo di risposta».

La prima puntata di Annozero, di Michele Santoro, ha fatto segnare un buon risultato in termini di ascolti totalizzando il 22.88% di share con 5.592mila spettatori. Un dato di ascolto significativo visto che l'anno scorso la trasmissione, in onda su Raidue, ha viaggiato alla media del 18% e l'obiettivo per la prima puntata era il 20%. Il programma è stata battuto solo da Don Matteo su Raiuno che ha ottenuto nel primo episodio il 23.56% pari a 6.603mila spettatori, mentre nel secondo il 24.02% e 5.734mila persone. Su Canale 5 Ale&Franz Show ha invece registrato il 13.24% con 3.263mila spettatori.

Santoro: «Il pubblico chiede un'informazione più libera»
«Abbiamo lavorato in condizioni di assoluta emergenza e siamo andati in onda a regola d'arte da un altro studio con una squadra nuova. Oggi siamo davvero contenti». Così Michele Santoro ha commentato i dati d'ascolto della puntata di esordio della quarta stagione di Annozero, dedicata al tema della libertà di informazione. «Questo risultato premia un prodotto interamente Rai e non è soltanto frutto delle polemiche. Oltre il 36% di permanenza indica che una fetta molto importante di opinione pubblica ha voluto segnalare al governo che una cosa sono le scelte elettorali e un'altra le scelte informative», ha aggiunto Santoro. Insomma, ha concluso Santoro, «per il pubblico l'informazione deve essere considerata un contrappeso per chi esercita il potere. Questo vuol dire che il pubblico ha espresso una sfiducia nei confronti del governo? Assolutamente no. Ma - ha sottolineato - sicuramente vuol dire che il pubblico chiede una informazione più libera da qualunque tipo di condizionamento politico e soprattutto chiede di avere più informazione».

Quanto poi al contratto del giornalista Marco Travaglio, bloccato per approfondimenti dai vertici di Viale Mazzini, Santoro ha dichiarato che il direttore generale «mi ha garantito la soluzione entro lunedì. Se ciò avverrà - ha aggiunto - il clima sarà di sicuro più sereno e potremo lavorare alla prossima puntata senza le tensioni che si sono manifestate su quella di ieri».

Garimberti: «L'attesa era grande. Il buon risultato di ascolti è frutto anche di questo»
«L'attesa era grande. Il buon risultato di ascolti è frutto anche di questo», ha commentato il presidente della Rai, Paolo Garimberti. Entrando poi nel merito della puntata, il presidente di viale Mazzini, ha aggiunto «è stata una trasmissione alla Santoro, nel suo stile classico. Comunque non do giudizi, non faccio il critico televisivo».
Quanto, poi, all'intervento di Marco Travaglio, Garimberti ha osservato: «Un Travaglio doc, sempre il solito, è il suo stile, il suo modo di fare giornalismo. Si può amare o no, ma è opportuno che ci siano vari generi e che uno possa scegliere cosa guardare». A chi gli domandava se anche il direttore generale della Rai condividesse questa riflessione, Garimberti ha concluso: «Non è che il dg non capisce che ci devono essere vari generi, non dipingetelo diverso da come è. Quello che ha sempre caratterizzato la Rai è la presenza di più voci: c'è il Tg1, il Tg2, il Tg3 e alla fine il pubblico può scegliere. C'è il telecomando che è uno strumento di democrazia».

25 settembre 2009
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