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Anche il Consiglio di stato boccia il Pdl

di Celestina Dominelli

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13 marzo 2010
Anche il Consiglio di stato boccia il Pdl. Nella foto Renata Polverini (Ansa)

La battaglia giudiziaria del Pdl incrocia un'altra bocciatura: il Consiglio di stato ha dichiarato infatti «improcedibile» il ricorso del Pdl. Che chiedeva, contro il pronunciamento del Tar del Lazio, di poter ripresentare la lista provinciale a Roma. Confermata invece la riammissione del listino di Roberto Fornigoni decisa dal Tar Lombardia e impugnata dalla Federazione della sinistra.

I giudici di Palazzo Spada hanno così emesso il sesto stop per il partito del Cavaliere. «L'interesse alla presentazione della lista – si legge nell'ordinanza – è stato soddisfatto a seguito dell'avvenuta accettazione del deposito in ossequio al decreto legge». La valutazione sull'ammissibilità della lista, chiariscono i magistrati, «è stata infatti effettuata, pur se con l'esito negativo della ricusazione, con i provvedimenti adottati il 9 e il 12 marzo scorsi rispettivamente dell'ufficio centrale circoscrizionale e dall'ufficio centrale regionale». Dunque, è la conclusione, «l'appello cautelare non risulta in definitiva supportato dal necessario interesse».

Il Pdl, però, non sembra deciso a gettare la spugna e annuncia un nuovo ricorso al Tar già lunedì. Questa volta contro il no pronunciato venerdì sera dall'ufficio centrale regionale presso la corte d'appello. «La decisione del consiglio è un passo avanti – spiega Ignazio Abrignani, responsabile elettorale nazionale del Pdl – perché finalmente c'è chiarezza sulle fonti normative. Si tratta adesso di smontare alcune inesattezze dette dall'ufficio elettorale regionale. Le prove che abbiamo portato non sono state valutate e tra l'altro le conclusioni degli uffici del tribunale e della Corte d'appello siamo in grado di dimostrare che sono contraddittorie». In sostanza, il Pdl proverà a convincere i giudici amministrativi della bontà delle prove testimoniali, prodotte nel secondo ricorso alla Corte d'appello e che dimostrerebbero il possesso della documentazione necessaria per presentare la lista, in parte contenuta nel famoso plico e in parte nella cartellina portata da uno delegati e ripresa da alcune registrazioni video.

La fine del tormentato iter giudiziario pidiellino sembra dunque di là da venire. L'ennesimo stop arriva però nel giorno della manifestazione organizzata dal centro-sinistra. «Mi auguro che Berlusconi - tuona l'ex pm Antonio Di Pietro – non abbia la spudoratezza di dire che anche nel Lazio i giudici hanno ordito una trama contro di lui, truccando le carte». Mentre il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si affretta a dire che «la manifestazione del centro-destra va fatta comunque, perché non è connessa alla vicenda delle liste». Una risposta netta all'ipotesi, ventilata dal segretario della Lega, Umberto Bossi, di rimandare, in caso di lista riammessa, la manifestazione del Pdl. Contro cui il Senatur e i suoi nutrono parecchie riserve.

Nel quartiere generale della candidata del centro-destra, la delusione è comunque palpabile ed è riassunta dalle parole della portavoce del comitato elettorale, Beatrice Lorenzin. «L'esclusione segna una brutta pagina per il confronto democratico del Lazio». Insomma, si accusa il colpo anche se ieri, prima della nuova bocciatura, l'ex sindacalista aveva cercato di rasserenare gli animi. «Io vado avanti lo stesso come ho fatto in questi giorni. Se c'è il Pdl di Roma è meglio, altrimenti andremo avanti come sempre».

L'ex segretaria dell'Ugl sa bene però che ora dovrà essere messa in campo una macchina elettorale perfetta per cercare di travasare i consensi orfani del Pdl romano verso la sua lista civica: il famoso "piano B", il cui esito però non è affatto prevedibile, ma che ora dovrà subire necessariamente una decisa accelerazione. Domani è prevista una riunione organizzativa sulla manifestazione di sabato prossimo e sarà in quell'occasione che si comincerà a dare sostanza al piano. Alle elezioni mancano solo due settimane. Per questo, subito dopo il verdetto, l'ex sindacalista ha ingranato la marcia. «Avanti e fino in fondo, lo ha detto Berlusconi e lo ripeto io: se non c'è il Pdl a Roma, ci sarà la lista civica di Renata Polverini che saprà rappresentarlo e io sarò la presidente di tutti». Per diventarlo, però, dovrà dare la caccia ai consensi da oggi orfani della lista Pdl.

13 marzo 2010
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