E' morto nella sua abitazione di Reykjavik, in Islanda, Bobby Fischer, 64 anni, scacchista statunitense, Grande Maestro Internazionale ed unico americano ad aver mai vinto il titolo di Campione del Mondo. Fisher conquistò la corona degli scacchi durante la Guerra Fredda, il 1° settembre del 1972, battendo il sovietico Boris Spasskij in quello che fu definito il "Match del Secolo", un duello appassionante che tenne con il fiato sospeso non solo il mondo degli scacchi.
Robert James Fischer era nato a Chicago nel 1943. La prima scacchiera gli venne regalata all'età di 6 anni dalla sorella e a 15 anni, nel 1958, diventò il più giovane Gran Maestro nella storia degli scacchi. Per appofondire la sua passione si trasferì a Mosca. Qui Bobby, venne sospettato di essere una spia del Kgb, accusa mai provata, e per le critiche mosse contro lo Stato americano venne iscritto nella lista nera dell'Fbi. Dopo l'incontro del secolo del 1972 la fama di Bobby crebbe in tutto il pianeta.
Il 13 luglio 2004 Fischer fu arrestato all'aeroporto Narita di Tokyo dalle autorità nipponiche per conto degli Stati Uniti d'America, sembra per un passaporto irregolare. Nel marzo del 2005 il Parlamento islandese, l'Althing, aveva acconsentito a riconoscergli cittadinanza per «ragioni umanitarie», perché, a suo giudizio, era stato sottoposto a trattamenti ingiusti da parte dei governi giapponese e statunitense.
Recentemente un giornalista del quotidiano argentino "Pagina/12" si era recato nel quartiere di Reykjavik dove viveva Fisher e aveva parlato con i vicini. Uno di questi aveva spiegato che Fisher si trovava ricoverato in ospedale dove era stato sottoposto a diversi esami che non avevano ancora determinato le cause del profondo stato di paranoia. «È molto più che paranoico -aveva detto un altro vicino di casa-, anche se la cosa non sembra particolarmente grave. La moglie giapponese, Minoko Watai, va ogni giorno a trovarlo, nella speranza che gli esami diano qualche risposta sulla sua malattia». Negli ultimi anni Fisher aveva accusato Cia e Fbi di complottare ai suoi danni per riportarlo negli Stati Uniti, dove su di lui pendeva un ordine di cattura per aver violato l'embargo sull'ex Jugoslavia nel 1992 in occasione della rivincita dell'incontro con Spassky.