Alla vigilia del vertice Fao sulla sicurezza alimentare, che si aprirà lunedì a Roma, il Colosseo si accende contro la fame nel mondo. Oltre alla consueta luce gialla, l'anfiteatro dalle 18 di domenica è stato infatti illuminato da una forte luce verde. L'iniziativa - voluta da ActionAid e realizzata in collaborazione con il comune di Roma e con Acea - punta a sensibilizzare sul diritto di ogni essere umano a un'adeguata alimentazione.
ActionAid ha fatto partire una mobilitazione virtuale su Avaaz.org via internet, che ha raggiunto le 150 mila adesioni. Ma solo una decina di persone si è data appuntamento davati al Colosseo, con le candele in mano, per dire stop alla fame: anche con uno striscione rosso con la scritta bianca «Stop hunger».
Il giorno prima dell'apertura dei lavori Fao è stato dedicato all'incontro delle first lady dei paesi non allineati. Al summit, presieduto da Suzanne Sabet, moglie del presidente egiziano Hosni Mubarak e intitolato «Food security and women's access to resources», ha preso parte, tra l'altro, Azam Al Sadat Farahi, moglie del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad (che invece non sarà presente invece al vertice Fao).
L'obiettivo dell'incontro è stato quello di mettere a confronto le varie esperienze volte ad assicurare l'accesso delle donne alla terra e al credito, per ridurre la fame nel mondo. Il dato di partenza, si sottolinea dalla Fao, è la consapevolezza che oggi le donne beneficiano solo del 10% dei crediti erogabili e possiedono il 2% del terreno coltivabile, nonostante siano responsabili della metá della produzione mondiale di cibo e nonostante le aspettative di vita di un bambino, allevato in una famiglia dove sia una donna a controllare e pianificare il budget familiare, aumentino del 20 per cento.
Non solo. Secondo a un'analisi della Coldiretti, diffusa in occasione del summit delle firts ladies, le donne rappresentano nel mondo oltre il 40% dei lavoratori agricoli e contribuiscono in misura determinante all'allevamento e alla coltivazione dei cibi che si aggiunge a quello nella preparazione sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo.
Alla conferenza hanno preso parte anche Kanayo F. Nwanze (presidente Ifad) e Hafez Ghanem (assistente del Direttore generale Fao). Coordinatore del panel è stato Mankombu Sambasivan Swaminathan, presidente del Pugwash Conference, gruppo internazionale di scienziati impegnati nella lotta alla proliferazione delle armi nucleari e vincitori nel 1995 del Nobel per la pace.
Al summit sono intervenute inoltre Nompumelelo Zuma (Sud Africa), Viviane Wade (Senegal), Asha Tassin Hassan (Somalia), Mariamma Mane Sanha (Guinea Bissau), Liesbeth Vaneburg (Suriname), Begun Raza Gilani (Pakistan) e Maria Esther Reus Gonzalez (ministro della Giustizia di Cuba). Anche Isabella Rauti, moglie del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha preso parte all'incontro.

L'intervento più atteso è stato però quello di Azan Al Sadat Farahi, moglie del presidente iraniano Ahmadinejad. La first lady ha presentato «l'esperimento iraniano» per debellare la fame nel mondo, realizzato seguendo «gli insegnamenti religiosi». Dopo aver donato un libro intitolato «La sicurezza e l'etica nella famiglia iraniana», Azan Al Sadat ha spiegato che in Iran è in atto un esperimento che prevede, tra l'altro, un forte supporto nella diffusione dell'allattamento tra le mamme, ma anche la cooperazione e l'aiuto sociale tra le piccole famiglie. E ha sottolineato l'importanza dei diritti delle donne alle quali i loro mariti devono garantire cibo, vestiti e la casa.

Intanto, arrivano le adesioni allo «scioero della fame contro la fame», lanciato dalla Fao in solidarietà con chi non ha cibo a sufficienza. Lo stesso direttore generale della Fao Diouf ha deciso di digiunare per 24 ore. Hanno aderito anche Ban Ki-Moon e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.