Giornata di durissimi scontri i piazza ad Atene in occasione dello sciopero generale proclamato dai sindacati contro le misure di austerity volute dal governo per il risanamento dei conti pubblici. Oltre 30.000 persone sono scese in piazza e la manifestazione ha avuto momenti di violenza. Nel centro della capitale, verso l'ora di pranzo, centinaia di giovani con maschere e cappucci si sono battuti con la polizia, attacando gli agenti in motocicletta che presidiavano i luoghi nevralgici della città. La polizia ha risposto lanciando granate stordenti e sparando con gli idranti. Prima alcuni gruppi anarchici aveva scagliato pietre e bombe molotov contro gli agenti e mandato in frantumi le vetrine di decine di negozi, banche, gioiellerie.
Secondo le prime stime della polizia 12 manifestanti sono stati arrestati mentre tra le forze dell'ordine si registrano due feriti. Scontri si sono verificati anche in altri centri del paese come a Salonicco, dove sono scese in piazza circa 14.000 persone.
Lo sciopero, convocato dalle due maggiori confederazioni sindacali del paese, durerà 24 ore ed è il secondo in una settimana. Si astengono dal lavoro statali, insegnanti, personale ospedaliero, controllori di volo, settori del privato e giornalisti mentre le rappresentanze di polizia, vigili del fuoco e guardia costiera partecipano alle manifestazioni. La scorsa settimana altre proteste avevano dato luogo a scontri tra frange di violenti e forze dell'ordine ad Atene.
Si sono schierati a difesa delle manovre di risanamento (e contro gli scioperi) gli industriali ellenici. L'austerità è inevitabile e chi protesta vuole mandare la Grecia «a chiedere l'elemosina all'estero», ha attaccato Dimitris Daskalopulos, presidente della Confindustria greca. «Tra la bancarotta e le recessione, tra l'incudine e il martello - ha avvertito - non c'è altra scelta per sfuggire al baratro».
Nei giorni scorsi Atene ha annunciato misure supplementari che, facendo leva su tagli alla spesa pubblica e aumenti delle imposte, puntano a rimpinguare il bilancio di 4,8 miliardi di euro già da quest'anno. L'obiettivo è ridurre l'incidenza del deficit sul Pil di quattro punti, dall'esplosivo 12,7 per cento toccato nel 2009. I sindacati, però, non ci stanno: «Cercano di far pagare ai lavoratori il prezzo di questa crisi», ha affermato il leader del Gsee, il principale sindacato del settore privato. Sul piede di guerra anche gli addetti della pubblica amministrazione, con il sindacato Adedy, particolarmente toccati dall'inasprimento.
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