2 dicembre 2006 |
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Reazioni 1 / Un passo avanti verso la modernitàdi Pierluigi Mantini * |
L’approvazione da parte del governo della riforma delle professioni è un importante passo in avanti nella modernizzazione dell’Italia. Il testo è equilibrato, sebbene forse con troppe deleghe, e sarà ora all’esame del Parlamento ove sono già state presentate altre proposte. L’impegno che ho assunto come relatore alla Camera è quello di procedere in modo spedito, pur nella ricerca del confronto, poiché la riforma non può attendere e sono ormai troppi i tentativi falliti.
I temi della riforma sono la valorizzazione di qualità e internazionalizzazione delle professioni italiane, della crescita della concorrenza, delle garanzie per gli utenti, dei giovani. Se il 52% delle imprese della provincia di Milano, per esempio, ha "delocalizzato" su mercati esteri occorrerà non solo che siano accompagnate da servizi professionali adeguati ma anche dalla consulenza di eccellenza. E lo stesso deve valere se vogliamo attrarre in Italia fondi e investitori internazionali.
Se, poi, si affidano incarichi di pubblico servizio ai professionisti oltre che storiche funzioni pubbliche, come la difesa dei diritti o la tutela della salute, allora occorre riconoscere che le professioni hanno anche un ruolo essenziale per la coesione sociale. E occorre riconoscere la centralità sociale e politica dell’economia dei servizi.
I professionisti, comprese le nuove professioni emergenti, sono oltre quattro milioni. Ha ragione Giuseppe De Rita quando formula una chiara critica alla retorica della liberalizzazione usata in un settore ove la concorrenza è già presente e l’indice di affollamento degli albi è già decisamente superiore alla media europea. Naturalmente esistono posizioni privilegiate, ma il dato non cambia nella sostanza.
Gli strumenti sin qui individuati sono noti. Ordini riformati, riconoscimento in forma europea delle nuove professioni, pieno sviluppo delle società professionali e interprofessionali, formazione permanente, certificazione di qualità e specializzazioni, crediti d’imposta per chi fa ricerca, sostegno all’apertura di studi e società all’estero. Ma anche i giovani, in sé, sono un mezzo di innovazione. Tirocini non solo negli studi, equo compenso per il praticantato, un esame di stato che non sia come un terno al lotto, una promozione dei più giovani, magari con "quote verdi", nei consigli degli Ordini.
Ma per focalizzare le energie sul futuro occorre sgomberare il campo dai materiali del passato e ridurre le occasioni di conflitto. I nodi saranno la revisione delle attività riservate e il ruolo dei soci di puro capitale.
L’Italia ha bisogno di seri processi di modernizzazione ormai scritti nella «fase 2» dell’agenda di governo. Affinché siano premiati libertà, concorrenza, merito occorre un credibile ius publicum. Per questo deve essere chiaro che faremo la riforma non "contro" ma "per" la crescita delle professioni e del Paese.
* Parlamentare Ulivo
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