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2 dicembre 2006

Reazioni 2 / Ma il progetto rinvia le scelte più difficili

di Michele Vietti *

La proposta Mastella di riforma delle professioni si colloca — a detta dello stesso autore — nel solco della cosiddetta bozza «Vietti bis». L’affermazione è in parte vera e in parte no. È vero che l’intero assetto della nuova ipotesi si fonda su un sistema "duale" che ricomprende e regola, all’interno dell’unico contenitore delle professioni intellettuali, tanto quelle organizzate in Ordini tanto quelle "nuove" organizzate in associazioni. È comune alle due proposte la volontà di rinnovare fortemente gli Ordini, facendone non una corporazione a difesa dei propri iscritti ma una sorta di "certificatori di qualità" dei professionisti a garanzia degli utenti. Per questo si interviene su accesso, tirocinio, formazione permanente, democrazia interna e controllo deontologico. La «Vietti bis» innovava anche in materia di tariffe e pubblicità, introducendo aperture non dirompenti rispetto all’assetto ordinistico che su questi pilastri poggia quel controllo disciplinare che ne giustifica l’esistenza. Il ciclone "Bersani" li ha spazzati via e la "Mastella" non vuole (o non può) ricostruirli. Quanto alle professionalità che l’evoluzione socio-economica ha fatto crescere fuori dagli Ordini, anziché abbandonarle a se stesse in un far west senza regole si propone di organizzarle in associazioni legittimate a ottenere riconoscimento pubblico.
Forse nella scorsa legislatura abbiamo peccato di eccesso di concertazione, perché abbiamo lavorato per anni per ottenere il consenso anzitutto dei professionisti, convinti che toccasse a loro essere protagonisti dell’autoregolamentazione: la proposta l’abbiamo scritta "con" i professionisti e tutti gli Ordini, le Casse, i Sindacati, parte delle Associazioni e l’allora opposizione politica avevano condiviso la versione finale. L’insipienza di alcuni impedì di arrivare in porto.
La "Mastella" sceglie una strada più semplice e apparentemente in discesa: anziché una legge quadro, una delega molto generica in cui si rimette al Governo la soluzione dei nodi della riforma. La proposta non contiene la definizione di professione intellettuale e soprattutto non prende posizione sulla distinzione tra professioni ordinistiche e non. Una previsione (che è quasi un’ammissione di colpa) rinvia alla legislazione delegata l’adozione di provvedimenti «opportuni ad evitare la confusione» tra le due tipologie! Il rischio (anzi la certezza) è che i nodi vengano al pettine successivamente, quando sarà troppo tardi per scioglierli o quando si dovrà accettare che li sciolga a discrezione la pletora di ministeri interessati, con la possibilità che prevalga la visione mercantilista.
La riforma è urgente, nell’interesse non solo dei professionisti ma del sistema paese. Collaboreremo in Parlamento per scrivere una buona legge che aiuti a liberare le potenzialità di questo settore. Non siamo, però, disponibili a deleghe in bianco che forse ci scaricherebbero la coscienza per aver fatto qualcosa ma non ci darebbero la tranquillità di aver fatto qualcosa di buono.

* Parlamentare Udc



 

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