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Turco: «Chiederò al Senato di cancellare la norma sulla vendita dei farmaci di classe C al supermarket»

N.Co.

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31 maggio 2007

I farmaci già venduti senza ricetta


Il ministro della salute Livia Turco chiede al Senato di correggere la decisione della Camera di ampliare la vendita dei farmaci nei corner all'interno dei supermercati anche a quelli con obbligo di ricetta della classe C del prontuario terapeutico del Servizio sanitario nazionale. Una norma che il ministro definisce sbagliata e affrettata. «Non posso che esprimere il mio dissenso - dice il ministro della Salute - nei confronti dell'emendamento all'atto Camera 2272-bis, presentato da deputati della maggioranza e approvato ieri dalla Camera dei Deputati, che consente la vendita nei normali esercizi commerciali e negli appositi corners dei supermercati anche dei medicinali appartenenti alla classe C». La ragione del netto dissenso poggia su considerazioni di carattere sanitario. «Al contrario dei farmaci di automedicazione (classe C bis) - sottolinea il ministro Turco - i medicinali compresi nella classe C appartengono, in modo prevalente, a tipologie di prodotti di impiego assai delicato e, per questo motivo, vendibili soltanto dietro presentazione di ricetta medica e, talora, subordinatamente alla ricorrenza di ulteriori condizioni».
Per il ministro far uscire dalla farmacia la vendita di questi medicinali vuol dire non comprendere il sistema di garanzie che viene oggi assicurato: un sistema che non è caratterizzato dalla sola presenza di un farmacista, ma da un fitto, collaudato e continuo scambio di informazioni fra i professionisti che operano in farmacia, le autorità nazionali preposte all'autorizzazione e alla sorveglianza dei farmaci e le autorità sanitarie regionali e locali preposte alla sorveglianza degli esercizi medesimi .
Il ministro ha ricordato che nella fascia C sono compresi farmaci oncologici, farmaci dopanti, del tutto simili, per alcune basilari caratteristiche tecniche, ai farmaci di fascia A erogati dal Servizio sanitario nazionale. Soltanto la struttura di dispensazione giornalmente abituata a maneggiare gli uni e gli altri, e cioè la farmacia, è in grado di fornire al paziente le informazioni e i servizi indispensabili per un uso sicuro di prodotti che restano, comunque, ad elevato rischio.
«Se la possibilità di vendita dei medicinali di automedicazione negli esercizi commerciali, prevista dal decreto legge Bersani dello scorso mese di luglio - dice il ministro - era stata giustamente salutata come una soluzione ormai "matura" nel quadro di una maggiore liberalizzazione dei mercati, la scelta operata ieri dal Parlamento rischia di produrre danni non compensati neanche da rilevanti benefici economici per gli stessi rivenditori. Il tutto a discapito del cittadino che, inevitabilmente, finirà col cercare nei corners e nei normali esercizi commerciali anche farmaci di classe A, credendo che basti la rinuncia a ricorrere alla erogazione da parte del Servizio sanitario nazionale per legittimare l'acquisto anche di tali prodotti in canali diversi dalle farmacie».

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