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Aumento delle pensioni minime e correzione dello scalone

di Marco Rogari

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15 giugno 2007

Gli effetti prodotti dallo scalone
Sono 130mila i lavoratori bloccati
ANALISI /Soluzione graduale (di Giuliano Cazzola)

L'aumento delle pensioni basse e la correzione dello scalone dovranno marciare di pari passo. Con il risultato che il varo del decreto sulla distribuzione dell'extragettito potrebbe slittare a luglio se non a settembre in parallelo alla presentazione della Finanziaria. È questa la novità scaturita dalle oltre tre ore di vertice tra la delegazione del Governo, guidata da Romano Prodi e dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa, e i capigruppo in Parlamento della maggioranza. La richiesta di posticipare il varo del decreto, in cui dovrebbero essere inserite anche le misure sugli ammortizzatori, sulle infrastrutture (oltre che sull'assestamento del bilancio) è arrivata dallo Sdi e dalla sinistra radicale. Che ha anche definito strategico il negoziato tra Governo e parti sociali. In altre parole, se sarà raggiunto un accordo la sinistra non lo metterà in discussione.
Accordo a tutto campo che il Governo punta a incassare entro giugno. Nel round di oggi, dunque, la partita entrerà nel vivo. Il ministro Cesare Damiano calerà le sue carte: tre scalini al posto dello scalone, partendo da una soglia minima di 58 anni di età più 35 di contributi; uscita garantita con 57 ani di età e 35 di contributi per i lavoratori impiegati in attività usuranti, la cui platea sarà estesa; sostanziale congelamento almeno fino alla fine dell'anno dei coefficienti di trasformazione su cui sarà istituita una commissione ad hoc per rivedere i parametri di calcolo; aumento dell'aliquota contributiva dei parasubordinati al 25-26 per cento. E ancora incentivi per favorire il rinvio dei pensionamenti, a cominciare dalle donne; taglio ai trattamenti cosiddetti privilegiati, con possibile ricorso a contributi di solidarietà. Il tutto amalgamato con l'aumento di 50-70 euro di 1,4 pensioni "contributive" basse e con la riforma degli ammortizzatori. E con sullo sfondo la possibilità di optare per le "quote" (la somma di età anagrafica e contributiva) al posto degli scalini. Un piano su cui, secondo Prodi, il Governo è compatto: «La posizione unitaria c'è. Ma dobbiamo fare fronte a così tanti bisogni con risorse limitate». Resta da vedere se saranno davvero trovate soluzioni compatibili con il vincolo del "costo zero" fissato dal Tesoro. E se i sindacati digeriranno il piano del Governo. In ogni caso sembra difficile che si arrivi a settembre. Gli stessi sindacati sottolineano infatti che non si può rimandare.
Cgil, Cisl, Uil e Ugl diventano, insieme alle altre parti sociali, le vere protagoniste della partita. La sinistra, pur continuando a considerare necessaria la completa abolizione dello scalone, ha deciso di rimettersi alle "conclusioni" del tavolo concertativo. Ma a una condizione:nessun varo anticipato del decreto sulle pensioni basse perché l'obiettivo è di non procedere con un'operazione in due tappe sulla previdenza, ma confenzionare, in caso di accordo tra Governo e sindacati, un unico pacchetto. Che non si tradurrà, comunque, in unico decreto. Le misure sullo scalone e le altre correzioni previdenziali correranno con un autonomo Ddl, che non sarà la Finanziaria. Un percorso non facile, visto che proprio per effetto della sessione di bilancio i margini di manovra in autunno saranno ristretti, anche se molto del lavoro potrà essere anticipato in estate. C'è poi il problema di non arrivare troppo a ridosso del 31 dicembre per non disorientare i pensionati con un cambio di regole dell'ultimo minuto.
La sinistra,insomma,è in posizione d'attesa. L'Ulivo, con i capigruppo Franceschini e Finocchiaro, ripete che la via da seguire è quella di un addolcimento dello scalone ma sempre in linea con l'obiettivo di alzare l'età pensionabile. Un messaggio ancora più netto lo manda Piero Fassino: il programma dell'Unione non prevede solo l'abolizione dello scalone ma anche l'innalzamento dell'età pensionabile.

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