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Immigrati «invisibili» a caccia del permesso

di Marco Noci e Angela Manganaro

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23 dicembre 2007
I prossimi passi

Quaranta giorni per sapere chi sono i 170mila vincitori della tombola di Natale, quella che fa vincere il diritto a vivere e lavorare in Italia con i documenti in regola. È il tempo, breve e definito, che il decreto flussi promette ai cittadini extracomunitari. Rispetto all'anno scorso, spiegano i funzionari dal ministero dell'Interno, si risparmieranno 130 giorni.
Le prime risposte si avranno a fine gennaio. Il conto alla rovescia parte da quando si invia la domanda – da quest'anno solo online – al sito del Viminale in una delle tre date fissate: quindi dal 15 dicembre per i cittadini di 14 Stati che hanno firmato accordi bilaterali con l'Italia (47.100 quote riservate), dal 18 per colf e badanti degli altri Paesi (65mila posti), dal 21 per tutti gli altri lavoratori a prescindere dal tipo di lavoro e dalla nazionalità.
La regola congegnata dalla legge BossiFini vorrebbe che i posti fissati ogni anno per decreto fossero assegnati a stranieri che stanno nel loro Paese d'origine e arrivano in Italia solo se e quando sono chiamati dal datore di lavoro (impresa o famiglia, italiana o straniera). In realtà, stranieri non affluiscono: tentano di emergere dalla clandestinità, con l'aiuto del datore di lavoro che decide di regolarizzarli o trovandone uno per l'occasione, spesso straniero che assume connazionali in modo fittizio per regalar loro una chance di vita migliore o – dipende dai casi – per lucrarci su. La maggior parte delle domande non sarà accettata: il ministero dell'Interno stima che per i 170mila posti disponibili, sono state inviate 655mila domande valide (già girate agli Sportelli unici per l'immigrazione presso le prefetture).

Graduatoria a sorpresa
La gara è a chi arriva prima, ma il numero «identificativo» sulla ricevuta inviata dal ministero che certifica la buona riuscita della procedura online non è decisiva. Pochi possono sapere già con certezza se sono rientrati o meno nelle quote.
La graduatoria dei 170mila dipenderà non solo dall'ora di invio ma dalle quote assegnate agli Stati e quelle suddivise tra le regioni italiane (in alcuni casi, come le conversioni del permesso di soggiorno richiesti dagli studenti stranieri o il personale qualificato e l'edilizia ci sono quote anche per tipo di lavoro). A ben vedere più che una tombola è un incastro di numeri che alla fine deve dare una cifra, come nel sudoku.

I nuovi test in rete
Il Viminale rivendica un risparmio di tempo e di carta grazie alla proceduta tutta su internet. Nelle tre date di invio telematico, i 16 server del ministero sono stati messi a dura prova: il giorno più critico è stato il 15. Sabato scorso, ha spiegato al Sole- 24Ore il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento delle Libertà civili e dell'Immigrazione che ha coordinato tutta l'iniziativa, «il sistema informatico del ministero ha subito uno stress simile a quello che capita quando affluiscono i dati delle elezioni politiche». Quel giorno l'invio è stato lento, anche perché il cervellone elettronico si è confuso con i cognomi singalesi (più lunghi del massimo di 16 lettere preventivato).
Le prove per le procedure online, vanto di chi le ha messe a punto, non finiscono qui. A gennaio, quando gli sportelli smisteranno le domande, si dovrà vedere come funzioneranno i passaggi – tutti online – da uffici a uffici: le prefetture mandano la domanda alla questura che verifica la fedina penale del lavoratore (e qui tanti aspiranti saranno scartati per favoreggiamento all'immigrazione clandestina, alla prostituzione e per condanne per spaccio di stupefacenti). Poi alla Direzione regionale del lavoro che controlla il reddito richiesto al datore. Intanto il Centro per l'impiego verifica se per quel tipo di lavoro per cui si fa domanda ci sono lavoratori italiani o comunitari disponibili (gli extracomunitari fanno anche questo tipo di fila).
Se questi controlli vanno bene, arriva il nullaosta che si deve ritirare però al consolato del proprio Paese. Il clandestino che vince il permesso di soggiorno deve così sperare di dover spendere i soldi per comprare un biglietto aereo andata e ritorno: torna nel suo Paese, va al consolato, ritira il nullaosta e torna in Italia da regolare.

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