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Rifiuti, le conclusioni choc della commissione d'inchiesta

di Nicoletta Cottone

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9 gennaio 2008

La Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite connesse aveva emesso il suo verdetto sull'emergenza rifiuti lunga 14 anni in Campania, con una relazione dello scorso 13 giugno di una quarantina di pagine, evidenziando l'involuzione della situazione, il collasso operativo del servizio di smaltimento dei rifiuti, la paralisi istituzionale e gestionale. Poi una seconda relazione il 19 dicembre 2007, a pochi giorni dalla scadenza della gestione commissariale fissata al 31 dicembre 2007. La commissione suggeriva, nei documenti, lo scioglimento della struttura commissariale, che ha rivelato tutte le inefficienze strutturali e l'avvio di un Accordo istituzionale di programma, per porre fine alla deresponsabilizzazione delle amministrazioni locali. Previsto un tavolo a 12, presieduto da un esponente del Governo, con il Governatore della Campania, i 5 presidenti delle province e i 5 sindaci dei capoluoghi. Una struttura in grado di prendere decisioni sul piano industriale di smaltimento, avviare le bonifiche e incanalare i fondi europei nel sistema di gestione integrato dei rifiuti. Necessario alleggerire il ciclo dei rifiuti dal peso dei consorzi.

Nel mirino della commissione, istituita dalla legge 271/2006 e presieduta dal senatore Roberto Barbieri, la realizzazione di interventi spesso non sinergici, la mancanza di un ciclo industriale integrato dei rifiuti che preveda la priorità delle azioni di prevenzione nella produzione, riutilizzo, riciclaggio del materiale, recupero di energia e smaltimento per ridurre gli effetti negativi sulla salute dei cittadini e sull'ambiente. Forte l'allarme per l'ordine pubblico e per le infiltrazioni della criminalità organizzata che nel settore dei rifiuti investe capitali illeciti. La criminalità, evidenzia la relazione, è passata da soggetto esterno al circuito istituzionale e gestionale a soggetto sempre più presente negli snodi decisionali. Necessario, dunque, agire sulle cause che hanno determinato l'insano connubio, che ha portato alla nascita di vere e proprie joint venture dei rifiuti che, grazie all'attività di falsificazione di atti e documenti amministrativi ha dato la possibilità di sfruttare le discariche anche per smaltire illecitamente rifiuti speciali. L'assenza di un ciclo integrato dei rifiuti ha fatto sì che le discariche divenissero da elemento accessorio a nodo centrale dello smaltimento e un ciclo centrato sulle discariche rappresenta un non-ciclo. «L'emergenza nell'emergenza - sottolinea la relazione - ha, sempre con maggiore frequenza, imposto soluzioni di brevissimo periodo, ed è allora che, sia pur in taluni casi e senza connotazioni di sistematicità, la criminalità organizzata si è presentata come uno dei soggetti in grado di offrire risposte immediate».

In ballo cifre da choc: la spesa corrente del settore negli ultimi 10 anni è stata pari a 780 milioni di euro l'anno, dunque circa 65 milioni al mese, pari a oltre 2 milioni di euro al giorno. Briciole, invece, alle spese per investimenti: 29 milioni di euro l'anno. Necessari, quindi, investimenti per bonifica e recupero di siti contaminati. Forte il costo della raccolta e del trasporto dei rifiuti: solo la prima fase del non-ciclo dei rifiuti (attività di spazzamento, raccolta e trasporto) è valutabile in un range tra i 500 e i 600 milioni di euro l'anno, pari a circa 96 euro l'anno per abitante, a fronte di una incidenza pro capite dell'intero ciclo di 134,79 euro l'anno. Solo il costo delle risorse umane è pari a 60,80 euro l'anno per abitante. La soluzione, dice la seconda relazione, è procedere con urgenza allo smantellamento delle strutture consortili. Indispensabile, poi, ridurre e razionalizzare la movimentazione dei rifiuti, anche con una nuova logistica dei trasporti. Parola d'ordine, poi, affiancare al piano regionale coerenti piani provinciali.

La commissione suggeriva di intraprendere un percorso mirato per il graduale ritorno alla normalità. Per il ciclo integrato dei rifiuti si chiedeva di non alterare la sequenza operativa delineata dal decreto legge 61/2007, con interventi straordinari per l'emergenza rifiuti in Campania, dando priorità all'individuazione di discariche, avviando il commissioning del termovalorizzatore di Acerra, affidandolo a soggetti qualificati e con provata esperienza gestionale, facendo attenzione anche al contenimento delle emissioni, prevedendo un monitoraggio quotidiano degli impianti. Ancora una chimera l'altro impianto di Santa Maria La Fossa. Disponibilità del Comune di Salermo ad ospitare un altro impianto di termovalorizzazione. A Benevento e Salerno nella prima relazione venivano suggerite soluzioni tecnologiche anche diverse dalla termovalorizzazione. Da programmare, poi, la manutenzione straordinaria e il revamping dei 7 impianti per la produzione di Cdr. In una impiantistica in grado di offrire uno sbocco al ciclo diverso dalle discariche deve essere inserita la raccolta differenziata.

Indispensabile, poi, avere punti fermi nelle attribuzioni di ogni autorità di governo con congegni di reciproco raccordo e cooperazione. Nella prima relazione si suggeriva l'eliminazione degli enti di intermediazione burocratica, l'attribuzione alle province di un ruolo decisionale più accentuato, l'attivazione di poteri sostitutivi dell'organo di governo delegato in tutte le ipotesi di inerzia degli enti locali. Sul fronte gestionale si consigliava di introdurre meccanismi di stretto raccordo fra la gestione dell'emergenza rifiuti e quella delle bonifiche.

Per evitare infiltrazioni della criminalità organizzata auspicabile, poi, un protocollo di scambio informativo tra le prefetture della Campania e la Direziona nazionale antimafia per soffocare sul nascere ogni tentativo di infiltrazione camorristica. Suggeriti anche protocolli di trasparenza ambientale, con premi per le aziende che rispettano le normative. Per la salute della popolazioni locali invocati, poi, tempestivi interventi di bonifica. Indilazionabile anche il monitoraggio permanente sulla presenza e la concentrazione di diossina nei territori più colpiti dall'emergenza rifiuti e il livello di esposizione al rischio delle popolazioni che vivono intorno alle discariche. Proposto anche un accompagnamento degli enti locali dopo il commissariamento verso l'ordinaria amministrazione con un'Intesa istituzionale di programma, affiancata da un Accordo di programma quadro: Governo, Regione Campania, province e capoluoghi allo stesso tavolo per prendere le decisioni sul ciclo integrato dei rifiuti, sul Piano regionale delle bonifiche e sullo sviluppo delle aree interessate. Il ritorno al regime ordinario delle competenze era previsto dalla relazione per il 31 dicembre 2008.

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