«Il ricorso italiano contro la sentenza sul crocefisso sarà ammesso alla Grande chambre». A scommettere sull'opportunità di far esaminare la decisione, presa da una singola sezione della Corte dei diritti dell'uomo (Cedu), a una sorta di "sezioni unite" della Cedu è Christos Pourgourides, in visita per due giorni a Roma in veste di mediatore tra la Cedu e lo stato italiano. Tra oggi e domani il membro dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, incontrerà l'onorevole Niccolò Ghedini e il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. Il mandato è quello di fare la richiesta, in realtà non proprio inedita, di adottare delle iniziative per dare attuazione a oltre 2 mila sentenze definitive della Cedu che sono rimaste lettera morta.

Tra queste però non c'è ancora quella sulla richiesta di Strasburgo di togliere il crocefisso dalle aule delle scuole pubbliche. L'Italia ha chiesto, infatti, che la questione venga ammessa all'ultimo grado di giudizio. Domanda che deve passare il vaglio di 5 magistrati chiamati a esprimersi sulla possibilità di accedere al collegio allargato. «A mio avviso il filtro dirà sì al ricorso. Il passaggio viene, infatti, deciso – spiega il mediatore – non in base alla questione di diritto ma in funzione dell'importanza del tema. E non c'è dubbio che l'argomento rivesta un interesse particolare».

Così importante che ha fatto conoscere agli italiani la Corte dei diritti dell'uomo. «Mi dicono che molti italiani hanno sentito parlare per la prima volta della Corte di Strasburgo proprio dopo la decisione sulla croce – dice Pourgourides – e questo è un risvolto positivo di quella sentenza». In quanto a dare un giudizio sul contenuto, pur ammettendo che sarebbe meglio non farlo per non correre il rischio di non influenzare la Corte, alla fine Pourgourides si sbilancia. Tanto da far indovinare il suo pensiero «Su quella sentenza la penso come la maggior parte degli italiani – ammette Pourgourides – mi dissocio invece completamente da chi dice che si rifiuterà di applicarla anche se diventasse definitiva».

E non poteva essere che così, visto che il mediatore della Cedu è qui proprio per chiedere all'Italia di eseguire il volere di Strasburgo. «L'Italia deve assolutamente porre rimedio ai tempi lunghi dei suoi processi. Tutti interminabili dal civile, al penale all'amministrativo. Una giustizia così lunga è una giustizia negata. Questo vengo a ricordare ai rappresentanti del governo che sono venuto a incontrare». E se la risposta fosse il "processo breve" come disegnato dall'attuale maggioranza? «È benvenuto qualunque disegno di legge che serva a tagliare i tempi dei procedimenti, se quello è lo scopo per cui è stato fatto e l'obiettivo che raggiungerà – spiega Pourgourides – se invece l'effetto sarà di lasciare impuniti dei reati, l'Europa non può guardare alla proposta con favore».

Tra le cose che certamente la Cedu non guarda con approvazione ci sono le espulsioni messe in atto dall'Italia per le quali è stata più volte condannata. «Quello dell'immigrazione è un problema che riguarda tutti i paesi della Comunità non solo l'Italia – sostiene il mediatore – ma va comunque affrontato tenendo ben presente che i clandestini sono esseri umani e come tali vanno trattati perché hanno dei diritti. Ci sembra che l'Italia sia a un passo dal dimenticarlo».