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Produrre sigarette è pericoloso

di Giovanni Negri

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28 dicembre 2009
La sentenza della Cassazione

La produzione e la vendita di tabacco costituiscono attività pericolose. E, in quanto tali, danno luogo alla forma di responsabilità oggettiva prevista dal Codice civile all'articolo 2050. La scritta «Light» collocata su un pacchetto di sigarette è poi una pubblicità ingannevole, ma la persona che, sulla base di questa, chiede il risarcimento non deve limitarsi a dimostrare l'ingannevolezza del messaggio, ma anche l'esistenza del danno e il collegamento tra questo e la pubblicità. A queste conclusioni approda la Corte di cassazione con la sentenza n. 26516 depositata il 17 dicembre.
Nel qualificare la responsabilità, la Cassazione sceglie la posizione più severa, sinora affermata soprattutto dai giudici di merito, e ricorda che la pericolosità del fumo da tabacco è riconosciuta in numerosi passaggi del nostro ordinamento. Inoltre, l'articolo 2050 ha visto nel tempo un'interpretazione via via allargata che ha esteso il giudizio di pericolosità anche al bene finale dell'attività produttiva. Quindi alla sigaretta, al sigaro, al tabacco lavorato e così via. La norma, osserva la sentenza, realizza poi un bilanciamento tra il diritto del produttore ad esercitare la propria impresa e quello del terzo a non essere danneggiato: il produttore deve cioè provare di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno.
La relativa forma di responsabilità, interviene ancora la Corte, è di natura oggettiva perché il produttore potrebbe anche non avere alcuna colpa nella mancata predisposizione di tutte le misure necessarie. A pesare è l'assenza o la mancata adozione degli accorgimenti e invece non serve a nulla la prova dell'imprenditore di essere personalmente incolpevole.
La Cassazione afferma poi che «la pretesa conoscenza del rischio e della pericolosità del prodotto sigaretta da parte del consumatore fumatore (pur potendo portare al rigetto della domanda risarcitoria) non è idonea a escludere la configurabilità della responsabilità del produttore ai sensi dell'articolo 2050». Non conta la differenza, sottolineata da alcuni, con il trasporto aereo sulla base del criterio della prevenzione unilaterale (il passeggero non può fare nulla per evitare il danno, il fumatore sì): il produttore è sempre responsabile anche se la vittima può essere in colpa. Insomma, il giudice dovrà poi valutare soprattutto se, come imposto dal 1990, l'avvertimento sui pericoli del fumo collocato su ogni pacchetto possa scongiurare il risarcimento.
Anche perché quella scritta «Light», utilizzata in passato per dare al consumatore l'idea di un minore danno, deve essere considerata a tutti gli effetti e senza condizioni come una pubblicità ingannevole. Ma chi intende chiedere un risarcimento, facendo leva sull'articolo 2043 del Codice sulla ordinaria responsabilità civile, sulla base della falsità del messaggio pubblicitario deve anche dimostrare l'esistenza del danno, il nesso tra la pubblicità e la lesione e, almeno, la colpa di chi ha diffuso la pubblicità stessa.

28 dicembre 2009
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