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 | No dei giovani imprenditori al proporzionale |
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«Il ritorno al proporzionale sarebbe un inutile e pericoloso salto indietro di dieci anni». Lo ha detto il presidente dei Giovani Imprenditori Matteo Colaninno al XX convegno di Capri. Se infatti la legge vigente ha mostrato «alcune imperfezioni, dando vita a un sistema maggioritario incompleto, che impone alleanze fragili ed esalta il potere di veto dei partiti marginali, almeno è stata finalmente garantita agli elettori la possibilità effettiva di scelta tra coalizioni alternative e a chi è chiamato a governare un’ampia maggioranza, come è accaduto per l’attuale Esecutivo». Colaninno è anche andato più in là, proponendo di eliminare la quota proporzionale e di introdurre il meccanismo del doppio turno. L'esempio è quello della Francia, dove «questo modello ha avuto successo, rendendo efficiente ed efficace un sistema partitico frammentato com'era quello della Quarta Repubblica». Ma un modello simile, ha proseguito il leader dei giovani di Confindustria, esiste già nella normativa elettorale dei Comuni e «nell’ultimo decennio ha garantito governi locali stabili e portato la fiducia dei cittadini nei confronti degli amministratori territoriali su livelli ben più alti, rispetto a quella nutrita per la politica a livello nazionale».
Secondo il presidente dei Giovani Imprenditori, una modifica in tal senso potrebbe garantire maggior stabilità in un momento nel quale esiste un'emergenza-credibilità dovuta alla negativa percezione a livello internazionale di un Paese con un elevatissimo debito pubblico in un contesto di bassa crescita dell'economia, metà del quale è detenuto fuori dai suoi confini. Riferendosi al recente allarme di Standard&Poor's, Colaninno ha detto che «per la prima volta nella storia recente viene giudicata insufficiente non una strategia di politica economica o una manovra finanziaria, ma - a monte - l'autorevolezza della politica, a causa della sua resistenza nel compiere scelte di lungo termine».
A Colaninno ha risposto il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, che ha esordito dicendo di condividere quasi in tutto la relazione del presidente dei Giovani Imprenditori. «È un pieno diritto della maggioranza fare le riforme - ha sottolineato Casini -. Un diritto altrettanto fondato di quello dell'opposizione a fare ostruzionismo. Ma le riforme si devono fare nel pieno rispetto della Costituzione - ha aggiunto - senza entrare nel merito del provvedimento. Voglio dire con chiarezza che come presidente della Camera ho un dovere ben preciso: quello di far rispettare le regole garantendole nella stessa misura all'opposizione e alla maggioranza».
Al convegno non ci sarà invece il discorso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, previsto per sabato 8 ottobre. Un’assenza, questa, che qualcuno dice motivata anche dai due giorni di sciopero dei giornalisti di radio e tv: in rappresentanza del Governo parlerà a Capri il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Casini nel suo intervento ha fatto anche un accenno al caso Fazio: le questioni sui vertici della Banca d’Italia «non si sono risolte perchè ai piani istituzionali se ne sono sovrapposti altri. Si è cercato di fare, con pervicacia, una riforma a favore o contro, piuttosto che una riforma a favore di tutti».