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![]() | Colaninno: «Mettiamo imprese e lavoro al centro della poltica economica del paese» | |
«È forte la sensazione che l’Italia si possa avvicinare a un punto di non ritorno nel mondo globalizzato.
Nel 2005, per la prima volta dopo la rivoluzione industriale, oltre la metà della crescita mondiale arriverà dall’Asia». Entra subito nel vivo il presidente dei GiovaniIn un passaggio della sua relazione Colaninno ha definito “una finanziaria di equilibrio” la legge appena presentata dal Governo, confermando nella sostanza il giudizio del presidente “senior” di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. «È una finanziaria - ha detto il leader dei Giovani Imprenditori - che sembra non indulgere in soluzioni miracolistiche, ma affronta la realtà con pragmatismo, compiendo scelte rilevanti nella direzione giusta». Colaninno ha però osservato che «non si traduce in realtà l'impegno a ridurre l'Irap» per il quale il mondo delle imprese sarà costretto ad attendere, probabilmente, l'intervento «salvifico» della Corte di Giustizia europea. «Ma è sicuramente positivo - ha proseguito - l'intervento di riduzione del costo del lavoro delle imprese,che apre la strada alla soluzione di una vera e propria anomalia italiana».
Una nota critica sulla manovra riguarda invece il Sud: «Rimangono in ombra il Mezzogiorno - che avrebbe bisogno di un fisco differenziato da negoziare in sede europea - e le regioni meridionali, la cui dotazione finanziaria viene ridotta, a fronte delle consistenti competenze istituzionali in materia di sviluppo previste dal Titolo V». In mattinata i Giovani Imprenditori avevano dedicato al tema il pre-convegno «Sud, porta del nuovo mondo» ed era stato siglato dal Comitato interregionale dei Giovani per il Sud un protocollo d’intesa con la Simest e con Assafrica Confindustria per promuovere iniziative comuni nel bacino del Mediterraneo. Ciò che oggi manca davvero al Mezzogiorno per Colaninno «è il software dello sviluppo: un’élite politica locale in grado di guidare la crescita economica e l’innovazione sociale, la trasparenza dei mercati e dei rapporti pubblico-privato, la sicurezza». L’Italia dovrebbe invece riscoprire la sua tradizionale capacità di mediazione tra Nord e Sud, Est e Ovest del mondo, «costruendo una leadership che si fondi su un solido asse mediterraneo».
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