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Colaninno: «Mettiamo imprese e lavoro al centro della poltica economica del paese»

«È forte la sensazione che l’Italia si possa avvicinare a un punto di non ritorno nel mondo globalizzato.

Nel 2005, per la prima volta dopo la rivoluzione industriale, oltre la metà della crescita mondiale arriverà dall’Asia». Entra subito nel vivo il presidente dei Giovani
imprenditori di Confindustria, Matteo Colaninno, nel suo intervento di apertura del XX convegno di Capri. «In uno scenario dominato dalla discontinuità, l'Italia continua a vivere in un mondo parallelo di certezze perdute, forse al di sopra dei propri mezzi». Ebbene, per il presidente degli “under 40” di Confindustria, l'alternativa è una sola: «Può solo decollare, la frenata in extremis non è più possibile».
A chi avrà la responsabilità di governare il Paese nei prossimi anni, a prescindere dal colore politico della coalizione al potere, chiediamo – ha detto Colaninno – «cinque scelte strategiche (…) senza le quali l’Italia non potrà avere un futuro di sviluppo». In cambio vengono offerti «cinque impegni come imprenditori, nella consapevolezza che l’impresa è il motore dello sviluppo e del dinamismo sociale». Nell’intenzione dei Giovani Imprenditori deve nascere un’agenda vincolante per il futuro, che sia patrimonio comune alle due coalizioni. Colaninno ha ribadito che per Confindustria la via da seguire non è quella del ritorno al proporzionale, bensì del completamento del sistema maggioritario.
In sintesi ecco le cinque richieste: 1) garantire il rigore nella tutela dei conti pubblici, con una politica fiscale improntata alla trasparenza e alla coerenza, senza il ricorso a condoni e una-tantum; 2) mettere le imprese e il lavoro al centro della politica economica; 3) aprire alla concorrenza i settori ancora chiusi, per liberare le energie private del Paese senza indulgere alle rendite di posizione come quelle delle pensioni di anzianità; 4) puntare a un nuovo ruolo delle pubbliche amministrazioni, nazionali e regionali, che debbono diventare generatori di crescita; 5) attuare una “rivoluzione del merito” nel settore dell’istruzione scolastica e universitaria.
I Giovani Imprenditori – ha proseguito Colaninno – si offrono di dare il buon esempio. Ecco i cinque impegni: 1) «coraggio e cultura del rischio» continuando a investire in azienda, senza «fughe» verso la rendita speculativa; 2) «etica della trasparenza», combattendo lotta all’evasione e sommerso; 3)«valore economico e sociale della reputazione», evitando le «zone grigie» della normativa e del mercato; 4) «governance aziendale nel segno dell’accountability» per trasformare le imprese in «case di vetro»; 5) «crescita delle imprese fondata sulla centralità dell’Italia» nonostante il gap di competitività nel mercato globale.

In un passaggio della sua relazione Colaninno ha definito “una finanziaria di equilibrio” la legge appena presentata dal Governo, confermando nella sostanza il giudizio del presidente “senior” di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. «È una finanziaria - ha detto il leader dei Giovani Imprenditori - che sembra non indulgere in soluzioni miracolistiche, ma affronta la realtà con pragmatismo, compiendo scelte rilevanti nella direzione giusta». Colaninno ha però osservato che «non si traduce in realtà l'impegno a ridurre l'Irap» per il quale il mondo delle imprese sarà costretto ad attendere, probabilmente, l'intervento «salvifico» della Corte di Giustizia europea. «Ma è sicuramente positivo - ha proseguito - l'intervento di riduzione del costo del lavoro delle imprese,che apre la strada alla soluzione di una vera e propria anomalia italiana».
Una nota critica sulla manovra riguarda invece il Sud: «Rimangono in ombra il Mezzogiorno - che avrebbe bisogno di un fisco differenziato da negoziare in sede europea - e le regioni meridionali, la cui dotazione finanziaria viene ridotta, a fronte delle consistenti competenze istituzionali in materia di sviluppo previste dal Titolo V». In mattinata i Giovani Imprenditori avevano dedicato al tema il pre-convegno «Sud, porta del nuovo mondo» ed era stato siglato dal Comitato interregionale dei Giovani per il Sud un protocollo d’intesa con la Simest e con Assafrica Confindustria per promuovere iniziative comuni nel bacino del Mediterraneo. Ciò che oggi manca davvero al Mezzogiorno per Colaninno «è il software dello sviluppo: un’élite politica locale in grado di guidare la crescita economica e l’innovazione sociale, la trasparenza dei mercati e dei rapporti pubblico-privato, la sicurezza». L’Italia dovrebbe invece riscoprire la sua tradizionale capacità di mediazione tra Nord e Sud, Est e Ovest del mondo, «costruendo una leadership che si fondi su un solido asse mediterraneo».



 

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