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| SPECIALE ELEZIONI 2008 | |
| Fini: «Il 13 aprile giorno della liberazione», Bertinotti: «Ci fu nel'45»
di Nicoletta Cottone
Botta e risposta a distanza fra il leader della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti che replica a Gianfranco Fini che ieri a Milano aveva indicato la data del 13 aprile come quella per la nuova liberazione d'Italia dalla sinistra. «A Gianfranco Fini ricordo solamente - dice Bertinotti - perché credo che ne abbia bisogno, che l'Italia ha già una sua data storica che indica la liberazione: ed è quella del 25 aprile del 1945 quando uomini, donne, comunisti, socialisti, cattolici respinsero il nazifascismo che tanta morte, miseria e povertà aveva portato in Italia». Non credo, ha detto Bertinotti, che sia una frase innocente quella di Gianfranco Fini che ha evocato una rivoluzione conservatrice. «Grazie a quella Liberazione oggi siamo una Repubblica fondata sulla Costituzione e lo saremo anche dopo il 13 aprile».
Ieri Fini, sul palco del Palalido di Milano insieme al Cavaliere, aveva lanciato una sfida, quella di «Fare del 13 aprile non solo una festa di libertà, ma la nuova Festa della Liberazione dall'utopia, dagli inganni e dai fallimenti della sinistra». Aeva detto: «Ci sono le condizioni perchè tutto ciò accada e non perchè lo dicono i sondaggi, ma solo perchè gli italiani non sono ingenui e sanno fare il paragone tra come stanno oggi e come stavano prima».
Bertinotti lancia poi una bordata anche al leghista Roberto Calderoli, che ha proposto di vietare per legge il partito comunista, così come è stato fatto per il partito fascista. I comunisti, insieme ad altri, dice Bertinotti, «hanno scritto le pagine migliori della nostra storia. Bertinotti ha sottolineato che «la Lega dovrebbe sapere, perchè sta in quelle valli dove sono morti i partigiani, che se può esistere oggi è perchè nella Costituzione i comunisti, insieme ai cattolici democratici, ai liberali, ai repubblicani, ai socialisti, hanno scritto le pagine migliori della nostra
Storia». Scambio di battute anche fra Sinistra arcobaleno e Massimo Calearo, capolista del Pd per la Camera Veneto 1. Per Bertinotti, Veltroni deve spiegare «perchè un uomo che ha quella cultura e che proviene dalla cultura di destra viene candidato nel Partito democratico». Calearo risponde alle accuse della Sinistra arcobaleno di essere un falco. «Se falco vuol dire uomo del fare, allora sì. Ma sono stato l'unico presidente di Federmeccanica in 20 anni ad aver trattato per il rinnovo del contratto con tutti i sindacati». Calearo a Vicenza ha presentato i candidati del Pd al Parlamento. «Non è litigando o stracciando programmi - dice Calearo richiamando il gesto di Berlusconi al Palalido di Milano - che si vince: e per vincere il paese ha bisogno di essere unito, non lacerato. Per questo ho accettato la richiesta di Veltroni: perchè è un innovatore, e il perchè il Partito democratico oggi è il luogo politico dell'innovazione. Io porterò a Roma la voce del Veneto e del nostro straordinario mondo produttivo, fatto di impresa e lavoro». | |
| 9 marzo 2008 | |
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