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SPECIALE ELEZIONI 2008
Verso il voto: il Pd per ora guadagna punti sugli indecisi
di Marco Cacciotto*

Le ultime due elezioni politiche hanno avuto una caratteristica in comune: il grande vantaggio iniziale di una delle due coalizioni e la progressiva rimonta della seconda coalizione (e in entrambi i casi si trattava della coalizione uscente, vera anomalia italiana). Nel 2001 Rutelli rimontò il notevole distacco che gli veniva attribuito ad inizio campagna arrivando a perdere alla Camera con un margine di circa l'1,40% (quota maggioritaria), mentre Berlusconi nel 2006 ha perso con un distacco dello 0,1%.
In questo inizio di campagna stiamo assistendo ad una costante erosione del vantaggio del Pdl che è ora stimabile attorno al 7%. L'aumento delle dichiarazioni di voto nei sondaggi sta favorendo il PD (ma anche la Sinistra Arcobaleno), andamento spiegabile con una netta prevalenza, nei sondaggi dei mesi precedenti, tra i "non sa/non risponde" di elettori che nel 2006 avevano votato i partiti del centro sinistra
I partiti sono impegnati nel mobilitare la propria base potenziale, elettori che non voterebbero mai un partito dell'altro schieramento, ma che hanno, come seconda opzione, di non andare a votare. Dal punto di vista dell'offerta elettorale c'è però un'importante novità rispetto al 2006: terze forze che hanno un buon peso elettorale e la possibilità di raggiungere il quorum, che hanno la capacità, non solo di erodere la base dei due partiti principali, ma anche di contendere gli elettori che decideranno nell'ultimo mese di campagna.
Ogni campagna elettorale ha sempre un front runner (leader) ed un challenger che si contendono la vittoria dividendosi la parte preponderante della copertura da parte dei media. Di solito a questi si affiancano uno o più follower, pronti ad espandere i propri consensi a discapito dei due partiti/coalizioni principali, ed uno o più nicher, che occupano una nicchia e puntano a difenderla ed espanderla.
Per escludere le terze forze dalla considerazione degli elettori indecisi, PD e Pdl stanno già ricorrendo al concetto del voto utile e ad una polarizzazione degli elettori attorno ai due sfidanti principali: un voto per le terze forze equivale ad un voto per lo schieramento avversario. Qui sta una delle caratteristiche di questa campagna elettorale condotta dal punto di vista comunicativo come una campagna maggioritaria, mentre l'offerta politica e il sistema elettorale sono di tipo proporzionale (anche se prevede un premio di maggioranza). Il centrosinistra è, infatti, diviso in due tronconi principali (PD e Sinistra Arcobaleno), mentre il centro destra è diviso in tre parti (PdL, Udc e la Destra).
La differenza tra campagna maggioritaria e campagna proporzionale è fondamentale per capire cosa può accadere: le elezioni maggioritarie portano a concentrare le maggiori risorse nei confronti degli swing voter, gli elettori indecisi che potrebbero spostarsi da una parte o dall'altra. Nelle elezioni di tipo proporzionale l'attenzione maggiore è rivolta alla mobilitazione della propria base elettorale (solida e potenziale) e la competizione è per portare via voti ai partiti "vicini".
Quest'ultima sarà la strategia elettorale delle terze forze impegnate a "rosicchiare" voti a PD e PdL; una strategia che sarà tanto più efficace quanto la partita apparirà chiusa. Non è casuale che Veltroni stia lanciando parecchi messaggi legati ad una rimonta nei sondaggi e ad una partita che si sta riaprendo. Lo slogan iniziale del candidato premier del PD "si può fare" ha, infatti, una doppia accezione: si può cambiare l'Italia, ma anche da soli si può vincere. In questa prima fase il PD sta però ricadendo in una "brutta abitudine" della sinistra italiana: troppi messaggi (tre manifesti in contemporanea con lo stesso impianto grafico, ma tre claim diversi) e una declinazione che parte dal negativo (non...).
Meno comprensibile, fino a questo punto, la strategia di Berlusconi che ha bisogno di mantenere la mobilitazione degli elettori di centrodestra attorno al suo nuovo partito ed evitare perdite di consensi, alla sua sinistra, verso l'Udc di Casini e, alla sua destra, verso la Destra.
Continuare a sostenere che il distacco rimane di più di 10 punti rischia di non essere abbastanza mobilitante e polarizzante. Anche il primo slogan e manifesto "Rialzati Italia" non sembra essere particolarmente efficace e richiama lo slogan del 2006 "Italia, forza". La strategia di Berlusconi è quella del front runner preoccupato più di mantenere la sua base che di espandere le quote di mercato. Fino a questo momento è una campagna a parti invertite rispetto al 2006: Berlusconi (come Prodi) impegnato a non alzare i toni per evitare di mobilitare l'elettorato avversario, Veltroni (come Berlusconi nel 2006) che detta tempi e agenda del dibattito elettorale.
Di questo passo il leader del Popolo della Libertà dovrà presto incominciare ad alzare i toni del dibattito per mobilitare gli elettori del centro destra e "convogliarli" verso il suo partito.
Front runner e challenger sanno bene che le elezioni entreranno nella fase decisiva nell'ultimo mese e, in particolare, nelle ultime due settimane quando i veri indecisi sceglieranno se e per chi andare votare e lo faranno più su basi emotive che razionali.

* Consulente e analista politico, docente di di "Marketing politico" presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano e di Firenzearticolo.




27 febbraio 2008

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