|
|
Condividi su: |vota su | | 
|
| SPECIALE ELEZIONI 2008 | |
| «Soli»: la scommessa riformista dei Ds-Dl
di Lina Palmerini
Il Partito democratico ha qualcosa in comune con chi ha diciotto anni o comunque va a votare per la prima volta. È la prima volta anche per il Pd. Non tutti gli esordienti, però, spuntano dal nulla. E l'obiezione più frequente sul Pd è proprio questa, di non essere affatto un nuovo partito ma di portarsi dietro l'eredità di due ex partiti. È vero. Il Pd di Walter Veltroni nasce dalla fusione dei Ds e della Margherita che, nell'aprile scorso, si sono sciolti per creare una sola formazione e mescolare due grandi tradizioni culturali e politiche: quella popolare e cattolica e quella comunista. Dunque, un passato il Pd ce l'ha. Ma è anche vero che ha messo in campo alcune novità ed esperienze inedite per la scena italiana. Vediamole. Innanzitutto, il fatto di unire due partiti è stata una scelta nuova. Ed è tanto più vero per i Ds visto che la storia del Pci (da cui affonda le radici) è sempre stata caratterizzata da scissioni più che da fusioni. Non solo, il dopo Tangentoli ha visto la frantumazione dei grandi partiti – come la Dc o il Psi – che si sono divisi e talvolta polverizzati in mille sigle diverse. Il risultato è stato lo spettacolo di quest'ultima legislatura: più di venti partiti in Parlamento. Quindi, se il Pd non è nuovo di zecca – ha esponenti che erano nel Pci e nella Dc – gli va dato atto, però, di essere andato controcorrente fondendo due partiti in uno e semplificando un contesto iper-frammentato. Ed è stato l'unico a farlo. Finora.
C'è poi un'altra novità che ha coinvolto pure gli under 18. Sono state le primarie. Anche questa è stata una prima volta. La prima che cittadini qualunque – dai 16 anni in su – hanno potuto scegliere il leader. Non era mai successo perché la tradizione politica dava solo agli iscritti di partito (e delegati) il potere di eleggere il segretario. Il 14 ottobre scorso, invece, il leader più votato da 3 milioni e mezzo di persone è stato Veltroni. Non è un debuttante: ha 52 anni e ha militato nel Pci, nel Pds e nei Ds. Ma una cosa inedita l'ha fatta. Ha rotto lo schema delle coalizioni di partiti e ha inaugurato il «correre da soli». L'ambizione è quella di creare un partito riformista – libero dai veti di una coalizione eterogenea che andava da Mastella a Bertinotti – che faccia della crescita economica e dell'equa distribuzione di ricchezza il proprio obiettivo mettendo insieme, senza più conflitti di classe, le ragioni dei lavoratori con quelle degli imprenditori. L'unica eccezione al «correre da soli» è l'alleanza con Di Pietro: l'ex Pm di Mani Pulite ha una sua lista che ha la missione di "moralizzare" la politica mentre il programma è lo stesso del Pd. E qui sono scritte promesse che riguardano anche i diciottenni. C'è, per esempio, l'impegno di creare 100 campus scolastici e universitari entro il 2010. E ai giovani precari si promette un salario minimo di mille euro. Davvero nuovo è il simbolo: la scritta «Pd» con i colori della bandiera italiana. La colonna sonora, invece, l'avete già sentita: "Mi fido di te" di Jovanotti.
www.partitodemocratico.it | |
| 25 marzo 2008 | |
|