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SPECIALE ELEZIONI 2008
La Cosa Rossa attacca Ichino sull'articolo 18

Aspre polemiche nella sinistra sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La disputa è nata dalle dichiarazioni di Pietro Ichino, professore di Diritto del lavoro, che ha sostenuto che l'articolo si può ridiscutere. Il professore, dando un sostanziale via libera al programma del Pd sul fronte della modernizzazione dell'impiego pubblico e della contrattazione («c'è un'apertura e una convergenza esplicita e puntuale»), sul mercato del lavoro ha invece sottolineato che «il programma indica l'obiettivo giusto, quello della migliore flexicurity europea», neologismo che combina i concetti di flessibilà e sicurezza, ma «sul come realizzarla ci sono diverse proposte sul tappeto».

Ichino, che vincola la sua candidatura nel Pd all'accoglimento delle sue proposte, ha una posizione netta sull'articolo 18: «Io sono per una grande intesa tra imprese e lavoratori: le prime rinunciano alla giungla dei contratti precari e atipici, i secondi accettano che tutte le nuove assunzioni avvengano con un contratto a tempo indeterminato con grado di stabilità crescente nel tempo».

Nella Cosa Rossa sono state forti le critiche nel corso della giornata. In campo sono scesi in molti. Il leader della Sinistra arcobaleno e presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha ironizzato: «Anch'io sono per una revisione dell'articolo 18, nel senso che sono per estenderlo a tutti» (attualmente la norma del reintegro si applica alle imprese con più di 15 dipendenti o più di 5 in caso di imprenditori agricoli) e ha difeso l'articolo che introduce il licenziamento per giusta causa come di una «conquista irrinunciabile» che anzi, semmai, va «estesa a tutti». Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero si è detto in totale disaccordo con la proposta di Ichino «mascherata sotto forma di intesa tra imprese e lavoratori, in realtà non è altro che un'arma in più nelle mani delle imprese che recherebbe danni enormi per i lavoratori». Ferrero ha accusato Ichino di «smontare, dietro un giro di parole, una garanzia perché‚ senza l'articolo 18, che garantisce che il licenziamento non possa avvenire se non in presenza di una giusta causa, si consegna di fatto il diritto di licenziamento alle imprese». Anche il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto ha attaccato Ichino accusandolo di voler cancellare l'articolo 18 come Berlusconi. (N.Co.)




21 febbraio 2008

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