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| SPECIALE ELEZIONI 2008 | |
| La riforma del Porcellum è urgente, ma se ne parla poco
di Guido Compagna
Tanto Silvio Berlusconi che Walter Veltroni annunciano in queste battute finali della campagna elettorale le prime cose che faranno, una volta vinte le elezioni. Hanno già pronta la scaletta dei primi Consigli dei ministri. Eppure si parla poco, o non si parla affatto, di un'urgenza che è più urgente delle altre, e che, per essere risolta, ha bisogno che chi vince si metta d'accordo con chi perde. E anche piuttosto in fretta. L'urgenza è quella della riforma dell'attuale legge elettorale, il Porcellum.
Poco prima che cominciasse la campagna elettorale da entrambi gli schieramenti si levavano voci autorevoli per spiegare che l'attuale legge, quella con la quale voteremo il 13 e 14 aprile, era del tutto inadeguata. Lo sostenevano anche coloro che, come i rappresentanti del Pdl, non avevano voluto favorire l'ipotesi Marini per un governo di breve durata che desse il tempo al Parlamento di varare una legge che superasse l'attuale "Porcellum". «Ora non c'è tempo perchè bisogna far sì che il popolo voti, ma certamente subito dopo le elezioni si provvederà», spiegavano soprattutto gli esponenti di An, molti dei quali avavno firmato anche il refrendum abrogativo.
Già, il referendum: è ancora pendente, anche se rinviato per la concomitanza con le elezioni politiche. Per questo, se nei primi mesi della prossima Legislatura il Parlamento non dovesse attuare la riforma elettorale, saranno ancora una volta gli elettori a decidere. E, in questo caso, potrebbe nascere qualche problema per quanto riguarda i rapporti tra Pdl e Lega. Se infatti Gianfranco Fini ha addirittura sottoscritto il referendum abrogativo del "Porcellum", gli uomini di Umberto Bossi sono stati sempre contrari all' ipotesi refrendaria. Forse è anche per questo che, mentre Veltroni, pur non entrando nello specifico della legge elettorale, continua a chiedere un impegno comune per le riforme istituzionali, su questo tema il Centro-destra è più prudente, e preferisce non parlarne.
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| 1 aprile 2008 | |
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