| Pdl in testa, ma il Lazio decide il Senato
di Roberto D'Alimonte
Walter Veltroni che tifa per Francesco Storace, Silvio Berlusconi che incoraggia Fausto Bertinotti. Forse la campagna elettorale 2008 per il Senato sarà fatta anche di un appoggio (sotterraneo) trasversale ai poli: nel Lazio, infatti, i 200mila voti che Storace vorrebbe "scippare" al Pdl basterebbero a consegnare il premio di maggioranza al Pd, mentre in Liguria e nelle Marche un buon risultato della Sinistra Arcobaleno porterebbe sul podio il Pdl di Berlusconi. Insomma, la legge elettorale di Calderoli continua a mostrare i suoi effetti paradossali assegnando un ruolo decisivo sul risultato finale del Senato ai piccoli partiti: dalla Destra di Storace alla Sinistra Arcobaleno all'Udc-Rosa bianca. Nel Lazio, ad esempio, se il Pdl cedesse al Pd il premio di maggioranza potrebbe passare da 15 a 10 seggi o da 15 a 8 a seconda del risultato degli altri "piccoli": 5-7 posti in meno in Parlamento che porterebbero alla scofnitta di personalità - per quanto discusse - del calibro di Giuseppe Ciarrapico e Domenico Gramazio, rispettivamente all'undicesimo e al dodicesimo posto, ingaggiati proprio per evitare emorragie a destra. La sconfitta di Berlusconi nel Lazio è data per certa dall'Udc (che punta sul 7%) e da Francesco Storace che ricorda come nel 2006, quando lui era capolista di An, la Cdl prese il premio di maggioranza con soli 15mila voti in più dell'Unione. Un margine che, secondo il leader della Destra, sarebbe già stato perso dal Pdl. Eppure a Via dell'Umiltà come a Via della Scrofa, si ostenta la massima sicurezza. «I sondaggi sulle comunali di Roma dove Storace è candidato sindaco - argomenta il senatore Fi Lucio Malan - danno in testa Rutelli come sindaco ma il Pdl come lista. Con sette punti di vantaggio sul Pd. Forse non prenderemo il sindaco di Roma ma otterremo senza problemi i 15 seggi senatoriali di maggioranza del Lazio». Un motivo di preoccupazione per il Pdl è invece l'eventualità che il Pd possa deviare pacchetti di voti sulla Sinistra Arcobaleno in funzione anti-centrodestra. Una strategia che potrebbe convenire al partito di Veltroni in Lombardia e in Emilia Romagna. Qui, infatti, se la sinistra radicale supera la soglia dell'8% toglie al Pdl due dei senatori per regione. Ma dal Pd frenano: «Spostare i voti dei propri elettori è un'operazione complicata - spiega il costituzionalista Stefano Ceccanti in lista con il Pd -. Non solo: è anche una mossa rischiosa che può nuocere a se stessi con la perdita di seggi». Il senatore forzista Malan tradisce tuttavia un po' di apprensione quando ricorda che «nel '96 il Pds chiese di votare per la lista Dini nelle zone dove veniva massacrato dallo scorporo». In attacco invece Ignazio La Russa di An per il quale «un'operazione del genere dimostrerebbe il controllo stalinista di ogni voto del proprio elettorato». In Campania, invece, l'azione di disturbo potrebbe essere svolta dall'Udc. Poiché il Pdl è il favorito nella corsa al premio di maggioranza regionale, il partito di Casini e Pezzotta - forte di un capolista del calibro di Ciriaco De Mita - concorrerebbe a sottrarre seggi ai democratici. I centristi ci sperano, anche se nel 2006 portarono a casa in quella regione un modesto 5,5 per cento. Ma, anche in questo caso, potrebbe arrivare l'assist della formazione data per vincente: l'ex alleato Popolo della libertà.

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